venerdì 26 ottobre 2012

Quel giorno che tremò la notte 7



SETTE


“Sei proprio sbroccato” disse Carlo, osservando l’amico mentre imburrava una fetta biscottata.
“Cioè?” disse Romano, mentre la fetta si sbriciolava sotto il peso di una lama di coltello malgestita.
“Fischietti! Canticchi!”
“Invidia?”
Carlo lo guardò con occhi addormentati: “Chi è? Sempre quella della mostra?”
Romano raccolse ad uno ad uno i pezzi della fetta e li mise a mollo nel caffèlatte. “Si chiama Roberta. Roberta.”
“Sbroccato fatto…”
“Guarda che sta salendo il caffè, curalo” disse Romano.
“Povero caffè, sta eiaculando!” disse Carlo.
Raccogliendo con il cucchiaino le porzioni di fetta biscottata rammollita, con il burro sciolto nella tazza in macchie galleggianti, Romano sentiva Roberta che dilagava nelle sue vene. Una piacevolissima tracimazione, che lo ripuliva dalle ansie, dall’apatia. Sarebbe stato sempre con lei, giorno e notte. Con lei non c’era calcolo, nessuna paura, solo l’immenso piacere di regalarsi.
Il cellulare di Romano vibrò, andando a cozzare contro la tazza e mandando ronzii con echi di porcellana. Era un messaggino Vodafone. Ma Roberta si affacciava anche dallo specchietto del telefono, che lui raccolse, pensò, scrisse ‘Sei al mio fianco, ora’, cancellò, scrisse di nuovo: ‘Sei qui con me. Ti amo.’ Cancellò di nuovo, intanto Carlo stava versando, mano destra, il suo caffè nella tazza, mentre con la spugna nella mano sinistra puliva dove il caffè era fuoriuscito sui fornelli, con gesto furtivo, per non farsi sorprendere e sgridare. ‘Perché non sei qui adesso?’ ma anche questa versione di saluto non era la più appropriata.
“E scrivi che vuoi andarci a letto” disse Carlo.
“Fottiti!” disse Romano. Bevve due sorsi e tornò al messaggio. Trovò pace con un ‘Speriamo arrivi presto stasera. Baci.’
La vedeva nel fondo della tazza e nelle pagine del romanzo che gli aveva prestato, ‘Chiedi alla povere’ di John Fante, libro che teneva ora sul tavolo. Lo aprì reggendolo in verticale con la mano sinistra, gomito appoggiato, girava le pagine con la bocca mentre con la mano destra cercava di portare a termine  quella colazione senza appetito. La carta aveva il suo profumo. Girava le pagine e la accarezzava, la baciava. Non aveva altri pensieri e altre cure. Al lavoro era distratto, a volte, altre volte era catturato da un attivismo vorace e scriveva a raffica, saettavano in lui pensieri folli e dolci, intuizioni delle quali mai si sarebbe considerato capace. Sbocciavano idee, progetti, frasi che le avrebbe scritto o recitato, luoghi che avrebbero visitato insieme. Cercava il modo per trattenere più a lungo possibile quello stato di grazia, che non ricordava di aver mai gustato, forse perché erano passati tanti anni dagli amori di ragazzo, dalla vista di quella dolce creatura che s’affacciava al balcone, e lui aspettava quel volto lontano, mai s’era avvicinato oltre i dieci metri, eppure quella era la sua dea, ai tempi dell’amore platonico. O da quell’altra, Maria, compagna delle elementari, figlia di negozianti, bella come Venere, pianeta luminosissimo. O la terza: era arrivato ad un niente dal bacio, ma il suo cuore batteva tanto forte da respingerla, da tenerla a distanza, contro il bianco tronco di una betulla. Mamma mia, che gli stava capitando? Roberta gli aveva tolto quindici anni almeno.
Carlo si sedette di fronte a lui, con la sua tazzina del caffè e la sua aria sfatta. Romano provò pietà per quel ragazzo, che forse non era mai stato innamorato. Provò pena per tutti gli uomini, ai quali era stata negata quell’esperienza d’amore.
“Che leggi?” disse Carlo.
“Fante, Chiedi alla polvere.”
“Ho visto il film.”
“Bello?”
“Lei, la messicana, è da paura. Una gran gnocca.”
Romano era disturbato da quella volgarità costante, che solo qualche giorno prima lo lasciava indifferente.
“Sono felice per te.”
“Balle.”
“Giuro.”
“Sono cotto.”
“Lo vedo.”
“Non me l’aspettavo.”
“Meglio così.”
“Cazzo!” esclamò Romano, picchiandosi il cervello.
Carlo gli accarezzò la mano, trattenendo la commozione.


                                                                                                  7 - continua












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