A Roberto Ernesto Maroni detto Bobo piace scherzare. Io un po' lo conosco. Oggi leggo sul Corriere che ad un comizio a Parma ha dichiarato: "Mi piacerebbe concludere la mia carriere come sindaco di Lozza, il mio paese di 800 abitanti." Bobo ha sempre saltellato fra plateali dichiarazioni di umiltà e comportamenti volti a scelte di grande autostima e coraggio. Ecco la dedica che ha fatto sulla mia copia di 'Maroni l'arciere', libro che gli ho dedicato nel 1994, quando divenne per la prima volta Ministro degli Interni. Probabilmente sindaco di Lozza diventerà a 90 anni, dopo aver fatto, chissà, magari proprio il nostro Presidente della Repubblica. Dal mio coetaneo Maroni ho imparato una cosa: non porsi limiti.
mercoledì 22 febbraio 2012
Sindaco di Lozza!!!!!
A Roberto Ernesto Maroni detto Bobo piace scherzare. Io un po' lo conosco. Oggi leggo sul Corriere che ad un comizio a Parma ha dichiarato: "Mi piacerebbe concludere la mia carriere come sindaco di Lozza, il mio paese di 800 abitanti." Bobo ha sempre saltellato fra plateali dichiarazioni di umiltà e comportamenti volti a scelte di grande autostima e coraggio. Ecco la dedica che ha fatto sulla mia copia di 'Maroni l'arciere', libro che gli ho dedicato nel 1994, quando divenne per la prima volta Ministro degli Interni. Probabilmente sindaco di Lozza diventerà a 90 anni, dopo aver fatto, chissà, magari proprio il nostro Presidente della Repubblica. Dal mio coetaneo Maroni ho imparato una cosa: non porsi limiti.
Neve al tramonto

Mi piace concludere la stagione invernale con questa immagine di una settimana fa, scattata con il mio cellulare Samsung a Sant'Eusebio di Morosolo. Per solito siamo abituati a vedere la piccola chiesa in abito estivo, ad agosto, per la ben nota sagra con i fuochi pirotecnici. Fa una certa impressione vederla con la neve. Magari qualche fiocco lo farà ancora ma sarà neve di poca durata, la primavera ormai s'impone, l'inverno è alle ultime pretese. E' tempo che se ne vada. Ha detto tutto quello che doveva dire.
La mia via
Sono molto affezionato a questa vecchia foto, che ritrae la mia via (via Vico a Sant'Ambrogio) alla fine degli anni Venti, con le rotaie del tram in via Virgilio, i platani appena piantumati e la collina dei Barù, dove hanno edificato fra l'altro il quartiere dove risiedo. E sono affezionato anche perché mi ricorda chi me l'ha regalata, Mario Lodi, storico direttore de La Prealpina, santambrogino doc (come mio padre), amante di Varese, delle sue tradizioni, dotato di un archivio eccezionale e di una memoria formidabile. Così saluto Mario e penso a mio padre, che è nato nel 1926, a pochi metri da questa via, dentro lo stesso panorama che ora posso ritrovare grazie alla 'magia' della foto.
Prepensionamento

Tutte le mattine (a parte il lunedì, il giovedì e il sabato), alle 8.10 passo da via Vico (la mia via) per andare a suonare l'organo in chiesa, i miei soliti 5 brani e mezzo (con una media di una decina di stecche), 10 minuti non di più e poi torno a casa. All'andata o al ritorno (lo faccio ormai da molti mesi) incontro tre-quattro pensionati che regolarmente fanno quattro passi a quell'ora, vanno a prendere il pane e magari anche una visitina in chiesa. All'inizio non mi salutavano, poi hanno cominciato a salutarmi timidamente e ora mi salutano con abbondanza. Visti i miei capelli brizzolati e le rughe sul viso, avranno pensato: "Ecco un neopensionato che si unisce al nostro gruppo." Sono certo che prima o poi uno mi fermerà e dirà: "Si sta bene in pensione, vero?" Al che risponderò: "Benissimo!"
martedì 21 febbraio 2012
Il racconto del mercoledì

DETTAGLI
Non ho sonno, sono le zerodieci di mercoledì 23 febbraio, l’anno non conta. Anzi, le zeroundici, ora è scattato il minuto, lo leggo al televideo. Sono solo nella mia piccola casa, scivola una goccia dal bicchiere con la tisana serale al finocchio e zenzero, cade la goccia sulla mia mano destra, lecco la goccia e appoggio la tazza sopra il tavolino davanti a me. Prendo il telecomando, uccido le immagini e ripenso alla mia giornata; non sono felice, temo la notte, ho paura di non riuscire a vivere tanto a lungo da cavarne fuori qualcosa di buono da questo mio esistere.
Torno alla notte scorsa, insonne già alle tre e dieci, quando i pensieri viscidi del buio mi hanno condotto dentro una frase del mio amico Gianni: “Contano i dettagli, caro mio”. Così mi sono messo a indagare sui dettagli della notte, sui rumori del nero tutt’intorno. Ma non ho guadagnato nulla. Ho riscoperto il ticchettio della sveglia, ci avevo lavorato mesi per dimenticarmene, per annullarlo riflettendo che la vita non è una somma di particolari ma la lotta strenua per azzerare il più possibile. La vita è dimenticarsi di vivere. Credevo di averla imparata bene questa lezione, il mio amico Gianni è stato capace di farmi ripiombare sul particolare. Ma non scappo. Resto al dettaglio. Sento il fruscio disturbante dei secondi che ritmano il tempo, avverto il sibilo lieve del mio respiro, pizzicori qua e là, un muscolo che sta scomodo e si lamenta della posizione, le dita dei piedi (sono supino) che non reggono il peso di lenzuolo e coperta. Cerco almeno di fuggire dai dettagli dei pensieri ma ne resto prigioniero come in una rete che si stringe. Non pensieri indistinti, macchie di pensiero, agglomerato di immagini e riflessioni che mutano argomento nella distrazione continua, no, ora cerco (e sono sempre più sveglio) di soffermarmi, di indagare per cogliere dalla sfumatura un piacere che dovrebbe tranquillizzarmi. Darmi speranza. Appagarmi. Ad esempio l’ultima volta che ho fatto sesso con Anna. Il dettaglio, i dettagli….il godimento dei piccoli baci sul lobo dell’orecchio destro, il solo senza orecchino, dio mio che bello, eccoli, sono qui, il lobo e l’estasi, il tiepido della pelle liscissima e quei piccoli morsi e lei che sorride e finalmente si volta. Ne è passato di tempo. E dal pensiero che ha prodotto l’immagine nasce l’attesa di una probabilità futura. Un’attesa spasmodica, un’eccitazione che mi sono portato dentro tutto il giorno; in tutta franchezza speravo si risolvesse stasera. Ma Anna, alla mia richiesta di sesso, al mio farle notare che l’amore è anche quello, anzi, che quello è importante, può dare fondamenta a una coppia o farla crollare, Anna, con uno sbadiglio e una grattata a quel lobo destro stupendo delle sue piccole orecchie che amo, ha risposto: “Il sesso? Amore mio, è solo un dettaglio.”
Foto d'asilo

Mi ha fatto piacere vedere questa foto del mio amico Vittorio Zamberletti (a sinistra), che oggi festeggia il suo compleanno (auguri) perché mi ha riportato ad un'analoga foto che ho io, insieme a mio fratello (e qui lui è insieme, suppongo, a suo fratello). Tempi d'asilo. In verità Vittorio ha qualche anno più di me ma la generazione è quella, dopoguerra e boom economico, e foto all'asilo in coppia col fratellino. Rigorosamente in bianco e nero, ritoccata, come si usava allora, quando il maestro Alberto Manzi diceva che non era mai troppo tardi per imparare, quando al sabato pomeriggio Febo Conti ci regalava il famoso 'Chissà chi lo sa', quando avevamo banchi con il calamaio, penne con pennino, carte assorbenti, puliscipennino eccetera eccetera eccetera.
lunedì 20 febbraio 2012
E' finita
Con la sciata di oggi credo proprio di aver concluso la stagione sciistica di fondo, al Brinzio. Dall'1 al 20 febbraio, breve e intensa, circa 230 km sciati, una sola caduta (oggi), tempo al giro (di 4,2 km) da un massimo di 26 minuti ad un minimo di 18, a seconda della neve e della voglia di far fatica. Ai miei amici che di solito si arrabbiano quando scrivo queste cose (perché hanno un po' di invidia e dicono che non ho un ..... da fare) rispondo che scrivo ciò non certo per farli arrabbiare (sarei proprio meschino) né per vantarmi di prestazioni sportive che sono sempre molto modeste, ma scrivo per stimolarli al movimento, alla passione (sportiva o di altro genere), per rimuovere in loro quella patina di pigrizia che offusca la vivacità esistenziale. E non trovino la scusa che non hanno tempo: è vero, io ho più tempo di loro, ma la passione sa trovare gli spazi, sgomita, si fa largo, preme, s'impunta e vuole sempre aver ragione.
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