mercoledì 12 ottobre 2011

Non fare domani

Ci sono stati anni nei quali sono stato proprio un bravo ragazzo, un 'ometto' come mi chiamavano allora: gli anni delle elementari e parzialmente delle medie. Volevo essere bravo, in tutto. Ricordo che allora fra i miei imperativi vi era il seguente: non fare domani ciò che potresti fare oggi. Poi le cose sono un po' cambiate. Anzitutto ho cominciato a contestare il fatto che sia giusto e 'salutare' essere un 'ometto', cioè un piccolo uomo quando bisognerebbe essere solo un bambino, col rischio di avere rimpianti fanciulleschi quando si è uomini davvero. Ma a parte ciò, non sempre (quasi mai) rispetto l'antico proposito, e faccio sempre prima ciò che più mi garba, lasciando spesso all'ultimo le cose più sgradite. Per questo continuo a guardare la busta con le domande del censimento, che spetta a me completare, la saluto e faccio altro.

in foto: erano le mie figlie delle brave donnine? Mah, non saprei.

IL RACCONTO DEL MERCOLEDI'

LA DENUNCIA

La mattina del tre ottobre duemilaundici il vicequestore Innocente Dechirico entrò nel suo ufficio con la felicità che gli pizzicava nello stomaco. Aveva in bocca il sapore del caffè espresso, bevuto al vicino Bar Fiordaliso, addolcito dagli avanzi di fumo della prima sigaretta della giornata. Sedendosi alla scrivania notò una piccola macchia di caffè sul polsino della camicia, stirata di fresco. Bastò quella vista per rivoltargli l’umore. Si domandò come avesse fatto la goccia a finire proprio lì, se il polsino sbucava dalla giacca per non più di un centimetro.

Quando Innocente prese in mano il plico della posta, non si era ancora tranquillizzato. Fu incuriosito da una busta dalla dimensione non ufficiale, la aprì, trovò il seguente testo:

“Il sottoscritto Colombo Cristoforo, di anni cinquanta, sporge denuncia per abuso su minori (mai diventati maggiori) e per crimini contro l’umanità, con grave rischio di estinzione della specie. La denuncia è ai danni di Carolina Recalbuto, proprietaria del negozio di orologi ‘Tempus fugit’.

Entrato nel negozio summenzionato, in data primo ottobre duemilaundici, per sostituire una pila al mio Rolex, ho assistito al seguente dialogo.

Un uomo dell’apparente età di quarant’anni ha detto alla signora Carolina: ‘Le donne sono tutte uguali. Tutte rompicoglioni. Prima, quando si è giovani, vogliono l’uomo un po’ maledetto, un po’ sopra le righe, poi, dopo il matrimonio, cambiano e cominciano a rompere e quel tipo maledetto non va più bene. Sono tutte uguali le donne.”

Al che la proprietaria ha risposto: “Lei conosce mio figlio?” “Certo, Stefano, come no. Certo, è mio amico.”

“Bè, caro signore, provi a chiedere a mio figlio se sua madre rompe.”

“E questo cosa c’entra” ha detto l’uomo, che ho scoperto chiamarsi Calogero.

“Come cosa c’entra. Mio figlio ha quarantatré anni e sta ancora con me, e non ha mai detto che sua madre rompe quella parte che ha detto lei. Anzi….Ma sa perché?”

“Perché?” ha chiesto Calogero, che mi è parso spazientirsi.

“Perché sono stata io a dirgli quali donne rompevano per lui. Anzi, meglio, non è che le donne rompono, alcune donne sono stronze. Perché c’è differenza fra chi rompe e chi è stronza. Io gli dicevo ‘quella non va bene’, ‘quella è una stronza’…chiedete a Stefano se oggi si lamenta, se rompo.”

A quel punto Calogero ha fatto un gesto, che secondo me significava ‘Ma vada a cagare!’, mentre un secondo cliente, che sino a quel punto era stato zitto ma aveva ascoltato con attenzione, ha chiesto alla signora Carolina: “Mi scusi, non ho colto la differenza fra rompere e essere stronze. E poi volevo dirle che io sono sposato da quarant’anni e sto benissimo.”

La proprietaria ha fatto finta di non sentire, si è rivolta a me e ha detto: “Come posso servirla, signore?”

Quella donna è un pericolo per l’umanità, questo il senso della mia denuncia. Naturalmente ho preso i dati di Calogero e dell’altro cliente, che possono testimoniare a mio favore.”

Il vicequestore Innocente Dechirico finì la lettura, fece il gesto di prendere il foglio fra i due pollici e i due indici per sezionarlo e cestinarlo, ma prese tempo, si concedette una pausa di riflessione, sorrise e lo piegò in quattro, facendolo accomodare sopra la pigna delle denunce che abbisognavano di una rilettura più attenta. Immaginò la signora Carolina. Probabilmente era anche racchia.

in foto: controluce sulla Questura di Varese, in piazza Libertà

martedì 11 ottobre 2011

Madda

Tanti auguri, cara Maddalena. Quando sei nata, domenica 11 ottobre 1987, era una triste e fredda giornata di pioggia, che la tua presenza ha subito rasserenato.
Allora mi illudevo di essere poeta, ho scritto alcune poesie e non poche riguardano te, neonata. Come questa, che ti regalo di nuovo:

GRAZIE

Mai staccherei da te questi occhi vecchi,
attratti al nuovo d'infantile sorpresa.

La mia fame di Bello non si sazia
mentre spegni ed accendi le fessure
ch'aprono ignoto mondo alla tua vita.

Ti riaddormenti. Il chiasso ti ridesta.
Alzi le mani al cielo. Mi sorridi.
Pare un grazie per me, padre stupìto.

lunedì 10 ottobre 2011

Un bel progetto

Bel progetto del mio amico editore Claudio Benzoni: brevi storie per raccontare Varese. Chi vuol mettersi in gioco ha tempo sino al 30 gennaio 2012. Cosa si deve fare? Un racconto, compreso fra le 3600 e le 9000 battute, che descriva Varese. "Una città è sempre luogo di sogni, speranze e memorie, di densità umana, di incontri e scambi culturali..." dice Benzoni. Per saperne di più, basta andare sul sito www.benzoni.it/news/proposta letteraria varese. E' tutto gratis, e i migliori racconti diventeranno un volume. Inviare i testi in word a claudio@benzoni.it.
In verità il mio amico fotografo Carlo Meazza aveva concretizzato un'idea simile anni fa, molto interessante.
Bravo, Claudio, e adesso sotto coi racconti. Naturalmente la cosa ingolosisce anche me.

domenica 9 ottobre 2011

Parole nuove

Alla mia età (55 anni abbondanti) si ha un gran bisogno di parole nuove, che spazzino come un vento potente il nostro orizzonte e regalino una luce più nitida al futuro. Alla mia età si ha l'impressione di aver già sentito tutto, le prediche dal pulpito sono risapute, si diventa anche pigri, non si ha più voglia di cercare perché si ha il sospetto che non ci sia più nulla da trovare. Alla mia età le parole già si sanno. E si ha anche nostalgia di quando, a vent'anni, ascoltavamo rapiti, curiosi, convinti, il predicatore di turno.
Regalate parole nuove a gente della mia età!

in foto: colline marchigiane ripulite dal vento

Dalle Bettole al San Martino

Dalle Bettole al San Martino

Con una Santa Messa (ore 9.30, chiesetta di San Martino a Varese) e un corteo per le vie del centro, stamani verrà ricordato l’ottobre di sangue varesino. Il 7 ottobre del 1944 Elvio Copelli, Luigi Ghiringhelli ed Evaristo Trentini, partigiani della cosiddetta ‘banda Lazzarini’, arrestati dai fascisti alla Gera di Voldomino, vennero fucilati alle Bettole di Varese. Il pensiero che tre giovani ventenni abbiano rischiato e perso la loro vita per un ideale immiserisce la mia disadorna idealità, e insieme mi chiama a rischiare di più per i valori. Per ciò che riguarda la lotta partigiana e le molte giovani vite, sacrificate a difesa della libertà, da anni riservo uno spazio tutto per loro, offerto al ricordo di quegli eventi drammatici. Si tratta della salita in bicicletta al Monte San Martino, dove dal 13 al 15 novembre del 1943 si consumò la battaglia del San Martino; anche in quel caso restarono a terra, senza più respiro, molti partigiani. Sul principio dell’autunno, o in primavera, prendo la bicicletta e parto verso il monte: Brinzio, discesa in Valcuvia, Cuveglio e poi si attacca con la ripida ascesa. Passaggio per Duno, con il tratto più aspro, e poi ancora su, sino alla chiesetta del San Martino, con sosta anche al sacrario, edificato poco più sotto. Mentre pedalo prego, ed è un confondersi di immagini e di ringraziamenti: ai giovani che quassù hanno combattuto, sofferto, (pentendosi magari, in attimi di sconforto, di una scelta più grande di loro), ma è anche un grazie a Dio che ha regalato a noi varesini una natura così rigogliosa, e insieme ha reso possibile quel coraggio e quel sacrificio. La mia fatica sui pedali è una ‘ridicola’ ma sincera offerta alla grande fatica di quei ragazzi, che abbraccio nella memoria. Per loro, ancora una volta, tornerò lassù.

La Provincia di Varese domenica 9 ottobre 2011


in foto: la chiesetta del San Martino

sabato 8 ottobre 2011

Ciao, Vittorio

Ho appena appreso la notizia che Vittorio Colombo, responsabile dell'edizione varesina del quotidiano 'La Provincia', andrà a Lecco. Abbiamo fatto parte insieme della Giuria dei Grandi Lettori del Premio Chiara, devo soprattutto al suo interessamento la possibilità di collaborare al quotidiano La Provincia, con la rubrica domenicale Pensieri & Parole, non posso che ringraziarlo per la sua gentilezza e la sua professionalità. Buona avventura sulle rive del Lario.