Siamo nel dicembre 2006, don Marco Galfrascoli, cappellano del Varese Calcio, ha appena finito di celebrare la Messa di Natale ai giocatori, Messa che si è tenuta negli spogliatoi del 'Franco Ossola'. Poi due eventi di diversa natura: la tragica morte del don e, sul fronte positivo, l'ascesa del Varese Calcio sino alla serie B. Ma perché parliamo proprio ora del mio amico don Marco? Perché don Marco era da sempre uno dei più accaniti tifosi del Toro. Amava il Varese, ma stravedeva per il Torino. Tutti gli anni celebrava la Santa Messa, in ricordo dei martiri di Superga. Conosceva ogni virgola di quella squadra mitica. A Torino sapevano di lui, lo stimavano, lo invitavano, era molto conosciuto. Io -che ho avuto il piacere di essergli amico- ora mi domando: "Per chi avrà tifato da lassù don Marco, in occasione della sfida Torino-Varese di ieri sera? E come avrà preso le corna spuntate al suo Toro?" Caro don Marco, avresti trovato senz'altro una tua frase comicosapiente, per commentare l'evento. E mi avresti regalato un aneddoto, per concludere che se fossi stato tu in attacco, coi granata, il Toro avrebbe almeno pareggiato.
martedì 24 agosto 2010
Mistero fittissimo
Come già scritto anche qui, ho appena finito di leggere 'Caterina' di Antonio Socci, un libro che è un inno commosso alla potenza della preghiera, alle parole di Gesù: 'Chiedete e vi sarà dato.' Poi la cronaca mi porta la vicenda di don Francesco Cassol, la mia età, prete di Belluno, fautore di esperienze spirituali estreme, giorni fatti di pochissimo cibo e di tante preghiere, silenzio e notti sotto le stelle. 'Perché così Dio è più vicino' diceva don Francesco a coloro che lo seguivano nelle sue esperienze ad alta spiritualità. E quest'anno, in Puglia, era con lui anche una ragazza di Varese, che ben conosco. Come sono andati i fatti lo sanno tutti. Don Francesco è stato ucciso da un bracconiere, che lo ha confuso per un cinghiale, mentre dormiva nel suo sacco a pelo. Ma è questa la VICINANZA di Dio? Questo è solo fittissimo mistero.
lunedì 23 agosto 2010
Velocità
Per solito si immagina la vecchiaia come il tempo della lentezza. Oggi ho invece un'altra immagine del nostro tramonto: la velocità. Il giorno di un giovane dura di più rispetto a quello di un vecchio. Un anziano, se vuol recuperare, soddisfare bisogni, non può abbandonarsi alla svogliata pigrizia di chi ha tutta la vita davanti e molto tempo da perdere. Immagino la vecchiaia come il rotolare di un masso giù dal pendio.
Meeting di Rimini
Ieri ha avuto inizio il Meeting di Rimini, organizzato da Comunione e Liberazione. Sono molto contento che quest'anno al Meeting vi sarà la presenza di mio fratello Marco, che suona nel gruppo OutofSize. Presenteranno il loro nuovo CD, 'Tap your feet', proprio nella serata conclusiva di venerdì 27 agosto. Quando sentirete suonare un banjo, ebbene, quello è lo strumento di mio fratello Marco.
Con l'abito della festa
domenica 22 agosto 2010
La scelta
Questo libro invita a molte riflessioni. Certo, non è un libro che va bene per chi intenda distrarsi, rilassarsi, non pensare, atteggiamento lecito, soprattutto in estate. Comunque, fra i vari pensieri, ha trovato conferma una mia idea: quando si vive nella normalità, senza picchi di disperazione come nel caso della storia di Caterina e dei suoi genitori, è possibile anche permettersi una fede che dubita, una fede traballante, sempre messa in discussione, precaria, approssimativa. Quando arriva il grande dolore, arriva anche il tempo della scelta radicale: o con me o contro di me. Non ci si può più permettere di filosofeggiare. O il dolore ci strappa, ci sradica e fa seccare la nostra misera fede, oppure il soffrire ci porta dentro una fede indubitabile. Per necessità. Lì, nel dolore, davvero abbiamo bisogno di una medicina potente, e la beviamo, senza discutere. Senza pensare alle controindicazioni.
Pizzo Marona
Eccoci, Enrico ed io, in cima al Pizzo Marona. La croce (a ricordo di una delle tante vittime della montagna), la chiesetta, cime più basse verso il Pian Cavallone, Verbania, il lago Maggiore. Dalla Cappella Fina (sopra Miazzina) al Pizzo Marona (1000 metri di dislivello) ci vogliono non meno di due ore e mezza, tre. E se fa caldo come ieri, anche di più. Portatevi molta acqua.
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