domenica 8 aprile 2012

Il Capo resto io



Il Capo resto io

Una sola volta ho avuto l’occasione di parlare a tu per tu con Umberto Bossi, e la racconto. Siamo nel maggio del 1994, la Lega si sta godendo il clamoroso successo elettorale, Maroni è da pochi giorni Ministro degli Interni. E’ nelle librerie il mio libro ‘Maroni l’arciere’. Parlando con il neoministro, gli espressi il desiderio di consegnare personalmente la copia del libro al suo capo Umberto, visto che lui non l’aveva ancora fatto. Bobo mi disse: “Va bene, vieni al caffè Zamberletti e farò in modo di farti parlare con lui.” E così avvenne: dopo non so quale riunione, Roberto, Umberto e un bel codazzo di amici fidati si ritrovarono allo Zamberletti di Corso Matteotti, per un caffè. Mi avvicinai timidamente con la copia del libro in mano, ben sapendo che non sarebbe stato facile poter dialogare con Bossi. Maroni mi fece un cenno e attirò l’attenzione di Umberto, ma senza per nulla fare pubblicità alla biografia che lo riguardava. Perché Bobo è così: non è uno che ci tiene a mettersi in mostra, ad ostentare i suoi meriti. Bossi mi guardò, mi sembra non fumasse il sigaro allora, tenne la tazzina a mezz’aria. Io dissi: “Sono Carlo Zanzi, ecco..forse ha già sentito parlare di questo libro….vorrei farglielo avere personalmente…” Lui mi squadrò senza neppure l’intuizione di un sorriso, buttò gli occhi sulla copertina, grattò fuori qualche parola: “Ah, sì, lo so, lo so...” e tornò al suo caffè. Francamente ci rimasi male, col libro in mano, che probabilmente consegnai a qualche amico o appoggiai sul bancone. In quel ‘lo so, lo so’ Bossi ci metteva senz’altro un po’ di invidia verso quell’amico fidato che gli stava rubando la scena, e un mezzo rimprovero, come a dire: ‘Guarda, Bobo, che il capo resto io!’

La Provincia di Varese domenica 8 aprile 2012 S.Pasqua

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