sabato 16 giugno 2007

Quel 'Giuda' di un Prando


Mi perdonerà l'amico Riccardo Prando (nell'immagine della fotoreporter Silvia D'Ambrosio) se ho titolato così il post. Ma non è colpa mia se ha scelto come titolo della sua raccolta di racconti, edita da Macchione, 'Giuda'. Il libro forse non è ancora nelle librerie ma io l'ho già letto quasi tutto. Riccardo s'è voluto fare un regalo per i suoi primi 50 anni, che compirà il prossimo 12 luglio. Dedica il libro alla moglie Luisa. Sono 25 racconti brevi, 'fra cuore e ragione', come si legge nel sottotitolo. Avremo modo, Riccardo ed io, si scambiare pareri più approfonditi sulla sua narrativa. Per il momento dirò che i racconti sono divisi in due: genere 'nostalgia del vecchio mondo contadino' (alla Guareschi) o, più in generale, nostalgia dei valori passati, e racconti di taglio teologico-esistenziale, diciamo più complessi. A differenza della stragrande maggioranza della narrativa contemporanea, sono racconti più di contenuto che di forma. Non a caso Riccardo cita Emilio De Marchi, che dice: "Chi a libro chiuso si accorge di non aver acquistata nessuna nuova e bella persuasione era meglio per lui che l'autore fosse annegato nell'inchiostro." E Prando, aggiunge, con ironia: "Se non altro, spero per me che l'inchiostro sia finito." Ma dai, Riccardo, hai imparato a nuotare da tempo!

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