sabato 16 gennaio 2010

Lo zio Mario


Il 16 gennaio di qualche anno fa è morto mio zio Mario, fratello di mia mamma Ines. In foto è il più piccolo, insieme ai miei nonni, al fratello Bruno e alla sorella Ines, morta in giovane età. Mia mamma Ines non era ancora nata. Questa foto, dunque, è ante 1928. Oltre agli sci di legno (vedi altra nota), di mio zio Mario ricordo tanti episodi, la sua voce, il suo sorriso, la sua generosità. Per ragioni di spazio qui dirò della sua fisarmonica e del suo organo. Amava la musica, era un entusiasta dilettante delle sette note, in gioventù aveva fatto parte dei Canterini Bosini della Famiglia Bosina. Andavamo a trovarlo a Mendrisio o alla Prella e lui ci regalava una serata diversa. Mia mamma, diplomata in pianoforte, non si permetteva certo di giudicare la qualità di quel suono. Cantavano insieme, soprattutto i bei canti in dialetto della loro gioventù.

Parco Molina

La prima volta che ho messo gli sci 'da fondo' risale ai miei otto, nove anni. Andavamo al Parco Molina, prato a pochi metri da casa nostra. Gli sci? Pesantissimi sci di legno di mio zio Mario, con bastoni fantozziani. Indossavamo pantaloni corti, guanti e berretto di lana. Era più la fatica di arrivare al prato, poi un paio di cadute, le mani congelate, un gran freddo e la fatica di tornare a casa. La gioia era tutta nella trepidante attesa di quella ridicola 'sciata': il resto era delusione. Poi si cresce e impariamo che è meglio attendere poco e darsi da fare, affinché la concretizzazione sia adeguata, almeno non sempre così deludente. E qualche volta ci si riesce.

venerdì 15 gennaio 2010

Bambini nel sole

Stamani i bambini di prima, seconda e terza della scuola elementare 'Settembrini' di Velate si godevano il sole e la neve del Brinzio. La 'Settembrini' è una scuola che spesso porta i bambini fuori, lontani dalle aule scolastiche. Stamani scivolavo sulla neve del Brinzio come un bambino di quell'età; in me nessuna voglia di crescere ancora.

giovedì 14 gennaio 2010

Don Giuseppe da Haiti

Quando il terremoto ha raso al suolo l'isola di Haiti, don Giuseppe Noli (partito molti anni fa dal nostro Campo dei Fiori per la missione) era a 150 chilometri dalla capitale. Si è salvato e ora sta aiutando questi nostri fratelli nella sofferenza. Ho conosciuto don Giuseppe negli anni Ottanta, lavorava per la Pastorale del lavoro ma l'Italia gli stava stretta. Voleva la povertà estrema, per la sua voglia di amare Varese era troppo ricca, la povertà varesina risibile. Così se n'è andato, ha perso molti chili, si è regalato ai poveri. E gli haitiani sono fra i più poveri della terra. Che dire? Che ammiro don Giuseppe. E non mi si dica: bè, è un prete e i preti devono fare quello per mestiere. Ma quando mai? Ci sono preti e preti, come ci sono laici e laici. E don Giuseppe è un gran prete.

Fra promessa e attesa

Ecco l'ultimo regalo del mio amico poeta Arnaldo Bianchi. Parole misurate che incidono dentro questa vita, giocata fra una grande promessa e una inevitabile, lunga o breve attesa.
Amiche mie felici
di essere e non essere
innamorate e sole
nei giorni che verranno
nei sogni che vivrete.

Anche le parole
nel vento di domani
sembrano promesse
e sono solo attese...

mercoledì 13 gennaio 2010

Terremoto

Voi mi sapere dire cosa c'entra il Dio di questo tramonto con il Dio del terremoto di Haiti? E' umanamente concepibile che nella mente di Dio ci sia spazio per l'uno e per l'altro? Già -ci dicono- ma questi sono ragionamenti umani, Dio è Dio, noi non lo capiamo. E allora rivendico la verità della mia umanità. O Dio è l'autore di questo tramonto e si inginocchia a soccorrere gli haitiani, o Dio non mi appartiene. Non è un Padre per me accettabile.

martedì 12 gennaio 2010

Preghiera

Ultimamente vanno di modo alla tele (e in libreria) l'attrice Claudia Koll, il calciatore Legrottaglie, l'ex conduttore televisivo Brosio, tutti fratelli che grazie alla preghiera sono riusciti a rivoltare in meglio la loro vita, a risolvere profonde cadute esistenziali. Io prego da una vita, ma la mia vita non ha subìto ribaltamenti clamorosi, e a volte ho persino il sospetto che la mia preghiera sia un modo per demandare ad altri (a un Altro) fatiche che probabilmente spetterebbero a me. Evidentemente non basta pregare. Si può pregare bene o male, si può pregare con frutto o sterilmente, si può pregare e scappare o pregare e restare. Sono confuso. Io comunque non mollo la preghiera. Anche perché sono convinto che, ormai, anche se decidessi di non pregare più, la preghiera andrebbe da sè. Un po' come il respiro.
in foto: tramonto sulle nevi dei monti ossolani