venerdì 4 dicembre 2009

Diciottenne

Alcuni lettori di questo blog mi hanno fatto notare che opero preferenze, dando risalto più a una figlia che a un'altra. Avevo infatti dato lustro alla laurea triennale in matematica di mia figlia Maddalena, la seconda, tralasciando i diciotto anni della mia 'piccolina' Caterina. Come si sarà intuito, ora non ho più figlie minorenni. Premesso che non dò mai molto spazio sul blog ai miei familiari (anche perché non hanno manie di protagonismo come le ho io), pongo però rimedio alla svista. Con questo soffio Caterina è ancora una teenagers, ma 18 candeline cominciano ad essere troppe da spegnere in un sol fiato.

Complimentone

Una mia amica, scrittrice di buon livello, mi ha fatto pervenire oggi via mail un parere che mi ha davvero lusingato, donando colore ad una giornata grigia e fredda. Le avevo regalato il mio libro UNA CITTA' IN CORNICE, che contiene alcuni racconti brevi e i Pensieri & Parole, apparsi sul quotidiano La Prealpina. Ecco cosa scrive: "....Ho letto alcuni tuoi pezzi sul libro fatto con Meazza e, visto che ci conosciamo da anni e, penso, ci sia stima reciproca, ti dirò cosa ne penso in piena libertà: sei sottovalutato. Scrivi benissimo e il 'bozzetto' ti riesce perfettamente. Ma quando qualcuno a Varese se ne accorgerà? Ti meriteresti un editore di livello."
Non faccio commenti, e mi crogiolo nella vanagloria.

giovedì 3 dicembre 2009

Incontro

La Decima Cappella, quella della Crocifissione, è il luogo ove quasi quotidianamente e con maggior intensità incontro mia madre. Perché l'ultima volta che salimmo insieme sulla rizzàda (molti, troppi anni fa) lei riuscì con gran fatica ad arrivare sino a lì, si sedette e non ce la fece a raggiungere il santuario. Qualche giorno fa, passando dalla Decima Cappella, l'ho incontrata più intensamente del solito. La sensazione di essere in braccio a lei, quando il profumo, la voce, il contatto sono ravvicinati. Materialmente possibili, nella immaterialità di una presenza che si rigenera di tempo in tempo.
in foto: riflessi alla Decima Cappella

In pace con se stessi

Durante la giornata vivo taluni ricorrenti attimi nei quali mi sento in pace con me stesso. Tale pace non è certo frutto del sentirsi a posto con la coscienza, appagati, soddisfatti, creditori più che debitori. No, credo che nessuno possa sentirsi tale. E' una pace frutto di un livello sopportabile, nella norma, comprensibile, accettabile di compromessi, silenzi, piccole bugie, prudenze, pavidità, mediocrità. E' la pace che genera da una considerazione: servi inutili sumus. Da tale pace nascono rimpianti (che hanno a che vedere con la nostalgia) più che rimorsi (che attengono alla disperazione).

mercoledì 2 dicembre 2009

Le copertine

Ecco in anteprima assoluta il grosso foglio in cartoncino delle copertine di AgendaVarese2010. Per tradizione mi faccio lasciare dalla tipografia un foglione non tagliato, che appendo a mo' di poster in garage. Come si può notare, in genere ogni foglio contiene quattro copertine, mentre sulla stessa dimensione (ma con carta diversa, uso mano) si stampano le pagine interne, 16 per facciata, 32 fronte-retro. Vi piace il colore? Io avrei preferito un bordeaux scuro, ma questa volta ho lasciato decidere ai due fotografi Angelo e Domenico.

Lavando i denti

Stamani, lavandomi i denti, a questo fra l'altro pensavo; se sia preferibile, al momento della partenza, avere in dote un grande amore, abbondante come una tavola imbandita, o un amore modesto, mediocre, usuale, persino striminzito. Certo, un grande amore, che in principio strappa i capelli e poi resta comunque vivace come un vino mosso, fa piacere, può lusingare tutta una vita, ma non renderà ancor più crudele e insopportabile l'epilogo? Incomprensibile? Assurdo?

Paletti


In un'intervista a IO DONNA (del 28.11.2009), il cantante Francesco Tricarico, alla domanda su quale sia stato il giorno più infelice della sua vita, così risponde: "Quando ho iniziato a pensare alla morte." Lo condivido solo in parte. Se così fosse, io sarei sempre infelice. Quando si sta bene (e sottolineo: quando si sta bene), può essere persino dolce pensare alla morte. In ogni caso è sensato. Pensare alla morte permette di mettere i giusti paletti alla vita.