sabato 14 marzo 2009

Ul nost dialèt

So che sono monotono, ripetitivo e so bene che ci sono battaglie ben più nobili, urgenti, che danno lustro a chi le combatte. Però rinnovo un appello già più volte lanciato da questo blog: salviamo ul nost dialèt. Parlo ovviamente ai cinquantasessantenni, che magari il dialetto non l'hanno mai parlato (come il sottoscritto) ma che lo hanno sentito dai genitori (e i trenta-quarantenni dai nonni). Salvarlo come? Scrivendo poesie, acquistando il libro 'I nost paroll' di Gorini-Maggiora, leggendo Speri della Chiesa Jemoli e altri autori a figli, nipoti, chiedendo di far parte della Compagnia Teatrale della Famiglia Bosina (nella quale militano i cari amici Lidia, Antonio nonché il mai dimenticato e simpatico Carlo Pilati, oltre al vate Natale Gorini)....Non so perché, ma le poesie mi vengono se le scrivo in dialetto. Il richiamo della giovinezza mi regala l'estro.
in foto: la coppia Natale Gorini-Lidia Munaretti alla recente Festa dei poeti, organizzata dalla Famiglia Bosina al MIV.

venerdì 13 marzo 2009

Dalla Cina

Ogni volta che leggo sul Corriere della Sera la firma di Marco Del Corona, corrispondente da Pechino, ripenso a quel nostro incontro, nel novembre del 1989. Ci siamo trovati a Spinea, nella sede delle Edizioni Del Leone. Lui ritirava il suo pacchetto, con le copie del suo libro di poesie. Io il mio pacchetto, con le copie del mio primo 'romanzo' (?!) "La Comune di Barbara". Siamo tornati insieme in treno, nelle rispettive case. Lui abitava a Milano. Mi disse che la sua aspirazione era fare il poeta, ma anche il giornalista. Era più giovane di me. Ci scambiammo i rispettivi 'capolavori'. Come poeta non ne ho mai più sentito parlare, ma come giornalista ne ha fatta di strada: da Milano a Pechino.

Le ultime

Noi che abitavamo a pochi metri, queste case in fondo a via Cairoli, a Biumo Inferiore, le chiamavamo 'le ultime'. Ci abitavano, fra gli altri, il mio amico (poi missionario comboniano) Mauro Serragli, con papà Natale e mamma Rita. Le ultime....perché nel nostro limitato orizzonte di bambini, la geografia varesina, in quella direzione, finiva lì. Poi scoprimmo che, oltre, si allungava il viale Belforte (con le sue insidie) e la vita (con le sue insidie). Nel mio caso, però, oltre 'le ultime', su quel viale, arrivò anche il piacere di una prima.

Facebook

Con espressione che oggi si usa, anch'io 'Sono su Facebook'. Per la verità, al momento, preferisco ancora lo strumento delle mail e di questo blog, per comunicare via internet, ma riconosco che Facebook ha il suo fascino. Una cosa mi colpisce: l'uso disinvolto della parola 'amici'. Perché se è vero che chi trova un amico trova un tesoro, bè: quanta ricchezza con Facebook!
in foto: un altro tipo di 'ricchezza', la Grigna e la Grignetta, fotografate dal Campo dei Fiori.

mercoledì 11 marzo 2009

Cristallino

Non nego che vorrei essere cristallino come questo spruzzo d'acqua. Trasparente. Uno mi guarda e legge dentro chi sono.
Invece no.
L'unica cosa cristallina è il desiderio di esserlo, aspirazione di alcuni, privilegiati momenti.
Tutto qui.

Non avrei dubbi

Se mi dicessero: "Scegli: una cultura illimitata, enciclopedica, oppure un briciolo in più di fede e di speranza che Dio esista, che ci sia un'altra vita dopo questa, piuttosto risicata" non avrei dubbi. La fede e la speranza. Non credo che l'intelligenza ci possa regalare Dio.

Doctor Giulio

In questa foto di Domenico Ghiotto, vediamo i tre medici dei Mondiali di ciclismo varesini. A sinistra Carlo Guardascione (medico sociale della Lampre, nonché presidente dell'Associazione Medici sportivi della Provincia di Varese), a destra Massimo Besnati, medico sociale della Milram e presidente dei Probiviri dell'AMS. Mi soffermerei però al centro. Il doctor col casco è il mio amico Giulio Clerici, medico sportivo del Varese Calcio, vicepresidente dell'AMS, grande tennista, socio Panathlon, ma soprattutto uomo entusiasta e generoso. Ieri sera sono stato da lui, per una visita medico-sportiva. Dopo tre anni, volevo saggiare se il mio cuore non è proprio da rottamare. E stando al test da sforzo (eseguito nell'avveniristico studio medico di Giulio, a Cassinetta di Biandronno, via Rodari 2), sono sì un vecchietto, ma il cuore risponde ancora bene alle sollecitazioni. Fisiche ed emotive. Posso quindi continuare a praticare sport, la qual cosa davvero mi rallegra.