Stamani, mercoledì 12 settembre 2012, alle ore 7.55, è suonata alla Vidoletti la prima campanella del nuovo anno scolastico. Per me è il 34° da docente (36° se contiamo anche i due anni di insegnamento da studente Isef). Non pochi. Auguro a tutti i prof e a tutti gli studenti un anno super!
in foto: la campanella in cima al Monte Massone
mercoledì 12 settembre 2012
martedì 11 settembre 2012
Il racconto del mercoledì
Birkenstock
‘No no no’ ma la paletta s’allungò
verso il centro della carreggiata, insieme al mezzo passo della vigilessa.
Pronta proprio per lui.
‘No no no’ ma fu costretto a mettere
freccia a destra e ad accostare.
‘No, non ora, non qui’ e cominciò a sudare.
“Patente e libretto, grazie” disse la
donna in divisa, accompagnando la richiesta con un debole sorriso. Un ghigno
nascosto.
Cercò il libretto con affanno, non lo
trovò subito, confuso fra altri fogli. Non era un tipo ordinato. Si rallegrò
perché la patente era nel portafoglio. ‘Non è che la patente è scaduta’ pensò,
ma lei fece un cenno d’assenso con il capo. Sapeva dove guardare. Sapeva il
fatto suo. Era una donna precisa, modellata per quella divisa, che le stava
bene.
‘Spera nel meglio ma preparati al
peggio’ pensò e le parve impossibile che fosse già finito tutto, che lo
lasciasse in pace. Infatti non andò così.
La donna della Polizia Municipale
guardò nell’abitacolo e vide le ciabatte. “Può scendere dalla vettura, per
piacere?”
D’un tratto divenne una racchia
insopportabile.
“Saprà che non può guidare in
ciabatte” e già aveva fra le mani il verbale per la contravvenzione. “Avrà
senz’altro un paio di scarpe sostitutive qui in auto.”
Non le aveva, presagì il dramma.
Cercò di tamponare la ferita. “Non sono ciabatte, sono Birkenstock….in pratica
come scarpe.”
Lei si fece severa. Non stava alla
battuta, non le era piaciuta, era una donna scarsamente votata alla pietà. “Se
non ha scarpe, dovrà lasciare qui l’auto. Così non può guidare. Chiami qualcuno
che si possa mettere alla guida. Intanto le faccio il verbale.”
Non avrebbe dovuto essere lì, non
aveva alibi, ne cercò qualcuno ma l’ansia li rendeva improponibili. Si vide
perso. Balbettò: “Mi scusi, ha ragione, sono ciabatte, non dovrei guidare con
le ciabatte, pago la contravvenzione, è giusto, sacrosanto, ha ragione ma mi
lasci guidare. Non abito lontano.”
“Mi sembra una persona che non
difetta di amicizie. Troverà chi verrà a darle una mano. Io non faccio che il
mio dovere. Non insista. Le ciabatte si usano sulla spiaggia” e parve
ammorbidirsi, almeno nei toni.
Ciò gli diede speranza: “E’ che non
dovrei essere qua…” e disegnò un sorrisetto ebete, allusivo, con due occhi che
s’allungavano verso le nuvole per dire che avrebbe dovuto capire, comprendere,
perdonare e agire di conseguenza.
“Vogliamo aggiungere anche il
tentativo di corruzione?”
Era di marmo, una fredda statua
votata al dovere, al rispetto della norma, una carogna che lo stava
demolendo. Con le ultime bracciate, prima
di annegare, tentò anche quella, vuoto d’ogni speranza: “E se il passaggio me
lo dà lei? Se si mette lei alla guida? Lei non porta le Birkenstock e, se
permette, è molto carina” e ancora una volta si fece volgarmente allusivo,
prospettandole gesti riconoscenti.
La vigilessa lo guardò attentamente, quasi
a valutarne anche l’odore, poi disse: “Perché no? Aspetti qua.” Si mosse verso
il collega, che attendeva vicino alla vettura della polizia urbana. Parlarono,
si accordarono, lei tornò, si sedette al posto del passeggero.
“Come? Non guida lei?”
“Su, partiamo. Ormai il danno è
fatto.”
Felicità sul filo
Le felicità viaggia sul filo, è questione di equilibristi. A sinistra chi s'accontenta, e se si sporge troppo cade nel baratro della noia; a destra chi non s'accontenta, e se pende da quella parte vola nel vuoto della perenne insoddisfazione. In equilibrio, al centro, si è almeno un po' felici, fra l'accontentarsi (a volte necessario) e il non accontentarsi (a volte indispensabile, per prendere fiato). Un po' a destra un po' a sinistra, nel perenne tentativo di restare in aria. In piedi.
Tutti alla Schiranna
Da venerdì 14 a domenica 16 settembre si svolgeranno, alla Schiranna, i Campionati Europei di canottaggio (foto Claudio Cecchin). Spero che i varesini (e soprattutto i miei alunni) si affaccino sulle sponde del nostro lago, ad applaudire gli atleti del remo.
Una pessima notizia
Inizia male l'anno scolastico 2012-2013. Stamani ho ricevuto dall'Ufficio Sport del Comune di Varese una pessima notizia: le scuole non potranno più utilizzare la pista di atletica del 'Franco Ossola' (foto), perché da quest'anno lo stadio è in completa gestione al Varese Calcio. Volendo, si può andare sulla pista di atletica di Calcinate degli Orrigoni. Ma chi ci arriva sino a là? Da quando sono alla Vidoletti, cioè dall'anno scolastico 1984/85, ho sempre portato le mie classi allo stadio per il test dei 1000 metri (e i primi anni anche il test di Cooper, 12' di corsa). Per me era molto comodo, nella mia ora di lezione riuscivo a fare i test. Soprattutto mi divertivo quando portavo per la prima volta le prime medie dentro lo stadio, gli occhi stupiti dei ragazzini, i loro commenti in merito alla bellezza del tappeto erboso. E quando si allenava il Varese Calcio, rendevano sempre di più. Correvano con più ardore.
Peccato davvero!
Peccato davvero!
Lo zio Mario è contento
Mario Ravasi, classe 1915, fratello di mia mamma Ines, maestro ma soprattutto con desideri imprenditoriali, nel 1952 varcò il confine elvetico e cominciò un'avventura nel campo dei ricambi auto, che continua ancora, grazie al figlio Dario (cravatta rossa) e ai nipoti Mario e Pietro. Mio cugino è in festa per i sessant'anni della ditta Ravasi ed io, sebbene a distanza, mi unisco alla foto, scattata alla Prella di Genestrerio. Dario: un mito! Guidava come un matto e fumava Mary Long. Ora si sarà fatto più prudente, ma credo fumi ancora. Un abbraccio a tutti voi.
lunedì 10 settembre 2012
La predica breve
Leggo ora su Varesenews la notizia che don Walter Zatta, parroco della Kolbe di viale Aguggiari, a breve sarà trasferito. La notizia, di per sé attesa (tutti i preti, prima o poi, cambiano sede) giunge comunque sorprendente. Conosco don Walter perché da anni vado a Messa soprattutto alla Kolbe. Don Walter credo abbia molti meriti pastorali, tanto ha fatto alla Kolbe, ma poiché si tende poi a ricordarsi soprattutto di un aspetto, questo don sarà menzionato a lungo come il sacerdote che ha rivoluzionato il concetto di predica: mai oltre i dieci minuti, più spesso ne bastano cinque. Predica breve ma non sciapa, e soprattutto con riferimenti chiarissimi alla vita di tutti i giorni, ai mariti che si lamentano delle mogli brontolone, alle mogli che si lamentano dei mariti pigroni, e poi i figli che quando diventano adolescenti...e gli sposini che si sbaciucchiano sopra la loro luna...e alcune frasi classiche, fra le quali 'i mariti comandano obbedendo e le mogli obbediscono comandando'. A volte era persino commovente don Walter. Grande don! Altri cattolici avranno modo di appassionarsi ascoltandolo all'ambone. E bisogna ascoltarlo, non credo serva mettere per iscritto le sue omelie. No...ci vuole proprio lui.
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