lunedì 5 dicembre 2011

Dacci dentro, Roberto

Roberto Benigni, da Fiorello poco fa, ha dato ancora volta prova della sua simpatia. Mi è piaciuta molto la favoletta, che riassume l'italica berlusconiana vicenda con esilaranti immagini. Nella parte seria finale, fra le frasi che più hanno fatto colpo c'è stata la seguente: 'Il mondo non l'abbiamo avuto in eredità dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli' per sottolineare l'importanza di guardare al domani. Io avrei detto: 'Il mondo l'abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e in prestito dai nostri figli'. Mi pare più completo.

domenica 4 dicembre 2011

Sulla morte

Meglio vivere da codardo che morire da idiota.

Vivere era già abbastanza difficile, ma morire era un compito eroico.

John Fante 'Chiedi alla polvere'

Un altro nome alla paura

Osservando ad esempio cantanti capaci di vincere il panico da palcoscenico, ci domandiamo come sia possibile, quando noi siamo intimoriti alla minima esibizione anche davanti a pochi intimi e la paura ci mozza il fiato. E allora abbiamo cali tremendi di autostima e pensiamo che tali persone abbiano doni particolari. Più volte ho sentito dire da questi presunti supereroi che anche dopo anni di spettacoli la paura non passa mai, la sfida è costante.
La sicurezza è solo un altro modo di chiamare la paura. Certo è un modo più rassicurante, ma sempre di paura (controllata) si tratta.

Dalla parte di là

Da anni mi addormento stringendo in mano la corona del rosario. Avevo iniziato con una catenina d'argento con crocifisso, un regalo di mia madre che tenevo al collo. Si è rotta e da tempo l'ho sostituita con la corona. Ne ho già rotte alcune, per fortuna ho amici che ogni tanto vanno a Lourdes, a Gerusalemme, così mi rifaccio la scorta. Non ricordo se da piccolo mi addormentavo con qualche pelouche. Di certo la corona del rosario è il mio attuale pelouche, e Dio è la mia coperta di Linus. E' per me più bello, più facile incontrare la quiete del sonno così, sperando di avere amici non solo dalla parte di qua del nostro globo terracqueo, ma anche dalla parte di là.

sabato 3 dicembre 2011

Il Santo Ambrogio di Varese

Il Santo Ambrogio di Varese

Dal primo maggio del 1981, trent’anni ormai, sono tornato nella terra dei padri, cioè da Biumo Inferiore sono salito a Sant’Ambrogio Olona, dove è nato e cresciuto mio padre Mario. Mi sono sposato e ho trovato casa nella zona pedemontana eletta decenni fa dai milanesi a luogo di villeggiatura, quando l’epoca era bella e i ricchi sapevano dove edificare ville. Proprio per ‘far comodo’ ai milanesi, la festa patronale di Sant’Ambrogio cadeva allora a ferragosto. Altri tempi. Da anni si è tornati a dar lustro al Santo, riposizionando la festa patronale ai primi di dicembre. E così sarà anche in questo 2011, con l’antipasto domenica 4 dicembre, ore 11.15, Messa solenne presieduta da mons. Franco Buzzi, prefetto della biblioteca ambrosiana: a lui il compito di scandire le frasi di un’omelia con il ricordo del grande Santo Ambrogio. Il 7 dicembre, quando Milano si ferma, Sant’Ambrogio si anima con una Messa alle ore 9 e la Messa vigilare dell’Immacolata alle ore 18. A quell’ora lungo la stretta via Sacro Monte, la piccola piazza del Milite Ignoto, via Baraggia e vie adiacenti strisceranno i vapori odorosi della pasta e fagioli. Da anni il Circolo Cooperativa ‘L’Avvenire’ la regala a chi lo desidera, basta presentarsi con appetito e, volendo, una pentola, se si vuol portare il piatto unico a tutta la famiglia. L’8 dicembre, festa dell’Immacolata, Messa Solenne alle 11.15, pranzo in oratorio, tombolata alle 20.30 nell’Auditorium. Infine sabato 10 dicembre, ore 21, concerto in chiesa parrocchiale del Coro ‘Sine Nomine’. Ingresso libero.

Quand’ero ragazzo, anni Sessanta, mio padre a ferragosto ci portava alla festa patronale del suo ‘paese’; ricordo soprattutto il cornetto Algida: perché solo quel giorno, una volta l’anno, potevamo leccarlo.

Mon cheri

Sono molto goloso di Mon Cheri.

Varese-Brescia: 2-2

Buon pareggio del Varese questo pomeriggio contro il Brescia, anche perché era sotto di due gol ed è riuscito a risalire. Io però ho due motivi per lamentarmi. Anzitutto, dimentico del post partita, sono rimasto imbottigliato nel traffico intorno alla stadio, dovevo andare in centro e ho dovuto rinunciare. Ma il secondo motivo è ben peggiore. Mai vista una cosa del genere. Il secondo gol del Brescia è stato realizzato su punizione. Un bel gol, a girare sopra la barriera. Peccato (ho visto le immagini televisive) che la barriera del Varese è stata letteralmente spinta via da un giocatore del Brescia. Queste sono scorrettezze che si provano in allenamento, che si studiano a tavolino, non è stata l'idea balzana di quel giocatore. Che pena!

(foto di repertorio, da Google immagini)