lunedì 11 aprile 2011

Muta tristezza

Ho ritrovato questa bella poesia di Umberto Saba, che avevo messo da parte alla fine degli anni Ottanta. Noto (anche con un po' di piacere) che mi rappresentava più allora di adesso.

LA MOGLIE

Quando triste rincaso e lei m'aspetta
alla finestra, se la bella e cara
moglie, ad un gesto, il mio male
sospetta,
se il disgusto mi legge, od altro, in
faccia,
tosto al mio collo le amorose braccia,
come due serpi vigorose, getta;
me solo accusa la sua voce amara.

"E' così -dice- è così che mi torni.
Non un bacio per me, non un sorriso
per tua figlia; stai lì, muto, in disparte;
si direbbe, a vederti, che tu hai l'arte
di distruggerti. Ed io...guardami in viso,
guarda, se alle parole mie non credi,
questi solchi che v'ha lasciato il pianto.
Ero qui sola ad aspettarti; intanto
la nostra casa io l'ho rimessa, vedi?
come nel primo giorno.
Ma tu già non m'ascolti. Che passione
e che rabbia mi fai!
Non s'ha il diritto, sai,
quando si vive con altre persone,
di tenere per sé le proprie pene;
bisogna raccontarle, farne parte
ai nostri cari che vivono in noi
e di noi."

"Quanto, quanto m'annoi",
io le rispondo fra me stesso. E penso:
Come farà il mio angelo a capire
che non v'ha cosa al mondo che partire
con essa io non vorrei, tranne quest'una,
questa muta tristezza; e che i miei mali
sono miei, sono all'anima mia sola;
non li cedo per moglie e per figliola,
non ne faccio ai miei cari parti uguali.

Umberto Saba

domenica 10 aprile 2011

Un Astronio un po' sprecato

Questa dei Concerti d'organo all'ora dei vespri è una bella iniziativa della parrocchia Kolbe (in foto, la chiesa), in programma da anni. Io partecipo da poco, e mi sono reso conto che non è seguita da un adeguato concorso di pubblico. Adeguato per il valore degli organisti che vengono invitati. Ad esempio questa sera c'era Claudio Astronio, certo sconosciuto al grande pubblico, ma con un curriculum prestigioso che non vi sto a riassumere. Un maestro che incide dischi per la Stradivarius e tiene concerti in tutto il mondo. Ebbene, saremo stati in una quindicina. Un Astronio un po' sprecato davvero. Forse l'iniziativa andrebbe pubblicizzata con più vigore. Comunque Claudio Astronio è stato bravissimo.

In divenire

"...ma si erano alzate abbastanza per poter vedere i tetti di Milano, i clienti della Rinascente girare fra le merci, i milanesi in piazza Duomo ridotti a colombi, e i colombi a formiche...."

Carlo Zanzi romanzo in divenire

Il profumo di Varese

Quest'estate fuori stagione, questi 30° di primavera hanno anticipato di qualche giorno la fioritura del glicine. E' il momento dell'anno, nel quale Varese ha il profumo più buono. Dal mio limitato punto di osservazione (zona S.Ambrogio-Sacro Monte), la città è tutta un profumo, che ammansisce un po' il tanfo delle auto. Un profumo abbondante, perché abbonda il glicine dalle mie parti, cascate che rendono l'aria zuccherina. Quando arriveranno i monsoni prealpini tutto annegherà, ma intanto godiamoci sole e glicine, facciamo la scorta per i tempi umidi.

Il ritorno del professore

La Provincia di Varese domenica 10 aprile 2011

sabato 9 aprile 2011

Luigi Bennati

E' morto il mio amico scultore Luigi Bennati. Classe 1927, per noi ragazzi della Società Varesina di Ginnastica e Scherma era il signor Bennati, papà di Roberto, che faceva ginnastica artistica con noi. Non molto alto, fisico possente, due mani forti come la sua volontà, aveva avuto un'infanzia dura a Milano, ginnasta alla Pro Patria, aveva poi trovato lavoro a Gazzada, alla ItaloCremona, dando sfogo anche alla sua professione di scultore, con opere di pregio, molte delle quali collocate in angoli di piazze e chiese della nostra Provincia. Ricordo che noi ragazzetti gli volevamo bene perché raccontava aneddoti giovanili a metà fra l'incredibile e il realmente affascinante. Ci siamo rivisti molti anni dopo, ho apprezzato la sua arte, la sua voglia di vivere. Ma anche le voglie più prepotenti devono smettere di avere pretese, di fronte alla legge della vita. Che prevede la morte. Ma che spera nella resurrezione. Un abbraccio, caro Luigi.

Che dire?

Che dire di fronte alle parole di Emanuela e Attilio, che hanno visto morire in pochi giorni il loro figlio Fabio? E che dopo oltre 5 anni ancora si portano dentro un dolore infinito? Vorrei poterli abbracciare, e vorrei che in questo abbraccio passasse a me un po' del loro dolore. Ma queste sono ancora e solo belle parole. E allora forse non resta che la preghiera. Se ci riescono loro, quanto è più facile per noi!