Non nascondo il piacere per aver visto i luoghi di Mario Rigoni Stern. Il suo altopiano di Asiago. I suoi boschi. Il nostro albergo era a pochi chilometri dalla sua abitazione, in località Bosco, che non ho avuto il tempo di visitare. Gli abeti e i larici di quelle terre d'altitudine fanno giustizia ai nostri dispiaceri.
sabato 19 febbraio 2011
Neve
Pochi ma buoni
Lo sciatore sopraffino
Se non era per Enrico (in foto) e per Daniela, la settimana bianca Vidoletti non si sarebbe certo organizzata. Il mio amico Enrico, sciatore oltre ogni immaginazione, si è dovuto dividere in varie porzioni, per tenere a bada il grande movimento dei ragazzi sulle piste. Durante l'ultima discesa dell'ultimo giorno, pare abbia caricato sulle spalle uno snobordista in difficoltà; tenendo la tavola in mano, è sceso -novello San Cristoforo delle nevi- verso il luogo del ritrovo. Non vi sono testimoni, ma non dubito che ciò possa essere successo davvero. Giunto al luogo del ritrovo, Enrico ha lasciato intendere che, con un po' di fatica, forse avrebbe potuto trasportarne anche due.
Il mio primo snowboard
Su suggerimento del mio amico Enrico, ho voluto imparare lo snowboard. Ecco la mia prima (e forse unica) tavola da snow, che mi ha accompagnato, scivolando sui pendii, in questi giorni nevosi. Ci ho messo impegno e coraggio, alla fine credo di essermi meritato un sei e mezzo. Ho imparato tante cose: che sono un 'regular' perché tengo avanti il piede sinistro (ma che fossi un tipo normale e non eccezionale lo sapevo già). Sono diventato specialista della cosiddetta 'banana', la tecnica che ti permette di affrontare pendii anche ripidi utilizzando delle mezze curve. Sono discreto nel 'back' (curva verso sinistra) ma affronto il 'front' ancora con molto timore. Però so frenare bene. Lo snow è altamente traumatico. Mi considero un miracolato!
I giorni bianchi
La maschera di Irene riflette me e alcuni miei alunni, sulla neve per la settimana bianca della Vidoletti, a Lavarone. Si riapre il blog, si riprende con la bella e rassicurante quotidianità. Tanto avrei da scrivere e qualcosa scriverò qui. Ma soprattutto immagini di giorni particolari, che i ragazzi non dimenticheranno tanto facilmente. E nemmeno il sottoscritto.
domenica 13 febbraio 2011
Come se fossimo eterni
Qualche volta mi capita, mente cammino o corro, di captare una frase di un dialogo, una frase per certi versi 'illuminante' o interessante. Così ieri, dalle parti di Fogliaro, ho incontrato quattro persone, sulla settantina. Ovviamente, data l'età, ho capito subito che parlavano di malanni, disgrazie, morte. Tre donne e un uomo. E l'uomo ha detto, a voce alta, come per rimarcare un concetto chiave: "Dobbiamo vivere come se fossimo eterni. Quello che capita capita." L'ha detto un paio di volte. Come dire: inutile pensare alla morte, quando arriva arriva. In fondo è la soluzione che la gran parte delle persone normali e sane fa: si vive, tanto quando ci siamo noi lei non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Ma già questo l'aveva detto un saggio antico. Se vogliamo rovinarci l'esistenza, continuiamo a riflettere sulla morte, sulla sua imminenza, sulla sua villania, sulla sua imprevedibilità. Se vogliamo vivere, senza regalarle vittorie anticipate, viviamo e basta: come se fossimo eterni.
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