domenica 18 ottobre 2009

Il profumo buono di Dio

Ormai certe domande non me le pongo nemmeno più. So che non troverò mai risposta. Ad esempio quella: 'Perché tante religioni?' Si capisce al volo che questa è una domanda cruciale, che denuda la nostra convinzione-certezza sul Dio del cristianesimo, facendoci affogare nel sospetto che Dio sia solo una invenzione-bisogno dell'uomo. Perché cercare una risposta impossibile, quando mi basta uscire, per respirare il profumo buono di Dio?
ps Se qualcuno sa però di potermi aiutare, si faccia pure avanti. Sono tutt'orecchi.
in foto: le molte vette del Monte Rosa

Scrivere o vivere

So che mi sto tirando la zappa sui piedi. Dato che la scrittura è per me la coperta di Linus, medicina e fuga, riflessione e ricordo, testimonianza e pavidità, paura di non esserci e sogni di gloria, confessione e meditazione. Proprio io, che da taluni vengo definito scrittore, che ho alle spalle una trentina di libri pubblicati. Ebbene, proprio io non ho difficoltà ad ammettere che i mediocri scrivono la vita, i grandi la vivono.

sabato 17 ottobre 2009

Chiamare per nome

Varese sta salutando don Luca Violoni. Con la dovuta enfasi, perché questo don, in 13 anni di permanenza, ha saputo fare squadra attorno a sè. Ha stretto legami, creato amicizie e ora lascia nostalgie. Ieri sera, presentazione del suo libro 'C'è sempre una strada', e la sala 'Pigionatti' era colma di gente. Molto invidio di don Luca, ma soprattutto una cosa: l'attenzione alla persona. Che si esperime attraverso la conoscenza del nome. Chiamare una persona col nome giusto, solo dopo un paio di incontri, significa o avere una memoria davvero prodigiosa, oppure avere a cuore ciò che quella persona rappresenta per te, non solo ciò che tu puoi dare a quella persona. Don Luca ha senz'altro una buona memoria, ma sono certo che possiede anche un sincero interesse verso chi incontra sul suo cammino. Sulla sua strada. Uno per uno, ci chiama per nome.

venerdì 16 ottobre 2009

Peccati

Un tempo i peccati si dividevano in mortali e veniali. Non so se sia ancora così. Come per i funghi, ci sono quelli mortali e quelli tossici. Ad esempio, l'Amanita muscaria (o ovolo malefico), vedi foto, non è mortale, è solo tossica, quindi è un fungo veniale. Stando ai peccati, so solo questo: con gli anni sono diventato molto più solidale con la nostra miseria, la nostra fallibilità. Ciò non vuol dire che capisca e solidarizzi con ogni episodio di peccato. Perché non tutti i peccati sono uguali; taluni sono davvero odiosi, e lì l'uomo smarrisce non solo la sua somiglianza con Dio, ma ogni sfumatura di umanità. L'uomo spesso si mostra elegante, come è smagliante l'Amanita muscaria, ma dentro è impresentabile. Diciamo la verità: vorremmo cambiare ma non ci riusciamo. E allora cambiamo solo il vestito.

Il tempo felice

La malattia, la sofferenza annullano completamente l'ottimismo. Il passato risulta insignificante, il futuro una pesante minaccia, uno spazio incolmabile, una pretesa di vita per noi impossibile. Eppure, a ben pensarci, per la maggior parte di noi sono di gran lunga superiori i momenti di felicità rispetto a quelli di infelicità. Normalmente stiamo bene: poi arriva anche la malattia, ma è un'eccezione. Io non concordo con Dante. Nel 5° canto dell'Inferno, il poeta mette sulla bocca di Francesca da Rimini la frase: '...Nessun maggior dolore, che ricordarsi del tempo felice nella miseria....' Niente affatto. E' proprio il tempo felice a darci la forza necessaria per superare la 'miseria'. E' il bello passato che ci trascina verso il bello che verrà.

giovedì 15 ottobre 2009

Non comprendere ma immaginare

Interessante incontro, ieri sera, sulla Genesi, tenuto da don Luca Violoni, che davvero sa quel che dice in fatto di esegesi. Fra le cose dette, ecco una citazione da S.Agostino: "Non possiamo comprendere Dio, cum-prendere, afferrare Dio. Ogni volta che pensiamo di aver compreso Dio, non è di Dio che si tratta." Non ho certo la pretesa di voler comprendere Dio, anzi, tante volte dubito persino che esista. Più che comprenderlo, lo immagino, e se penso ad un'immagine di Dio, prende il sopravvento quella del padre buono, nella parabola del figlio poco avveduto, spendaccione, donnaiolo. Il Padre è anzitutto felice per quel ritorno a casa. Non sgrida, non fa domande, anzi, organizza una festa. Ce ne fossero di padri così.

Che dire?

Che dire, caro Paolo? C'è anta e anta, un conto sono i quaranta e un conto sono i sessanta, e tu, di anni, oggi ne compi sessanta. Che dire? Le solite frasi? Mamma mia come passa il tempo...sì, però non li dimostri...l'importante è la salute....mi ricordo che.....No, ti dirò solo: "Goditi la vita, succhia il dolce da ogni giornata come fosse un legnetto di liquirizia, o un ghiacciolo Crippa raddoppia."