martedì 7 luglio 2009

Ciao, don

Dopo 13 anni di permanenza a Varese, don Luca Violoni (ultimo a sinistra, lo scorso novembre 2008, alla presentazione di AgendaVarese2009) se ne va. E mi dispiace, perché don Luca è un don che sa comunicare, che sa trasmettere speranza, che ricorda il tuo nome e che ti sorride spesso. Devo ringraziarlo soprattutto per le attenzioni che ha avuto per mia figlia Valentina: è stato suo prof allo Scientifico e suo assistente scout. Per quanto mi riguarda, ha dimostrato interesse per la mia scruttura e per i miei dubbi di fede. Don Luca stava quasi sempre coi giovani e non di rado coi 'potenti' (qui è con il Prefetto, il Sindaco e il Decano), ma non credo che amasse il potere. Laurea in Economia e Commercio, non poteva che finire a Milano, in Curia, con incarichi amministrativi. Già, perché i soldi saranno anche sterco del demonio ma se non ci sono...e vanno bene amministrati. Sia quel che sia, don Luca se ne va...e già la sua casella di posta elettronica è intasata.
(foto Agenzia Blitz)

lunedì 6 luglio 2009

Senso




Oggi, che ho 53 anni e si avvicina, nemmeno troppo gradito, il tempo della pensione, si fa prepotente la ricerca di un senso. Un cammino mai interrotto, perché mai la barca della vita dovrebbe andare alla deriva. Eppure ci sono età che mandano in crisi, proprio perché traballa il senso che tutto regge, che tutto giustifica e rende, appunto, sensato. Passata la crisi dei vent'anni, è poi arrivato il tempo del fare, del mettere in pratica la teoria. Ma oggi che quel fare, in prospettiva, s'attenua, torna urgente la domanda: "Dove puntare la prua, perché il viaggio abbia una meta?"

Allora, piuttosto che andare a casaccio, è meglio fermarsi un istante a riprendere fiato. E a pensare. La crisi regala sofferenza: la sola via (e parrebbe un paradosso) per tornare ad essere felici.

Successo e valore

Ripenso in questi giorni alla celebre frase di Albert Einstein: "Non cercate di essere uomini di successo. Cercate piuttosto di essere uomini di valore." Ripenso alla frase e ai miei primi cinquant'anni. Credo in principio di aver cercato soprattutto il successo (come ogni sportivo, aspiravo alle Olimpiadi), poi sono arrivati anni nei quali contava più il valore di ciò che facevo, anni di idealità; poi è tornata la sirena del successo....forse oggi è il tempo di tornare più che altro ai valori.
in foto: atlete di successo, le nazionali del canottaggio, su una barca simil-vichinga, in allenamento alla Schiranna

sabato 4 luglio 2009

Ritocco



I riflessi rendono il nostro lago acqua argentata e scintillante. Parrebbe un trucco fotografico, non lo è; è un trucco del sole in discesa verso il tramonto, che regala alla realtà bellezze sconosciute. Perché il nostro lago è malato e in questi giorni, scendendo dal Sasso di Gavirate, lo noto ricoperto da una patina giallastra, microalghe che prolificano, satolle d'acqua. Illudiamoci, allora, guardando le foto. Dobbiamo accontentarci, visto che gli sforzi decennali per guarire il liquido malato hanno forse solo rinviato di poco la data di una morte annunciata.

Ma no, c'è anche Pietro!

Magia di Facebook! Ha chiesto la mia amicia, sorprendendomi, nientepopodimeno che...Pietro Isacchi da Cisano Bergamasco, mio compagno di naja a Malles Venosta! Ho saputo che fa, fra l'altro, il politico, marca Lega Nord (e lo si capisce dalla verde bellezza al suo fianco)...Ha ancora il coraggio di chiamarmi nipote, giusto perché si congedava forse un mese o due prima di me...andrò senz'altro a trovarlo alla pizzeria Tonallo, di sua proprietà. Pensa te, il vecchio Pietro...magia di Facebook.

Paolo e non Luca

Quando uno sbaglia un nome (e a me capita spesso) offende il diretto interessato due volte: primo perché lo chiama in modo errato, secondo perché (se si tratta di persona nota) dimostra di non conoscere il suddetto protagonista ("Ma come? Non sa nemmeno chi sono?"). Sotto si leggerà di un certo Luca Palliaga, concertista. In realtà si chiama Paolo Paliaga, pianista jazz. Eccolo a Villa Recalcati, giovedì 2 luglio, nell'ambito del Premio Chiara.

venerdì 3 luglio 2009

La terna

Ieri, a Villa Recalcati (vediamo Bambi Lazzati e Francesca Brianza) è stata svelata la terna degli scrittori finalisti al Premio Chiara 2009. Da anni faccio parte della Giuria letteraria, che sceglie appunto la terna. Ovvio che noi giurati non abbiamo letto, dalla prima all'ultima pagina, tutti i libri (circa 90) arrivati al Premio. Dovremmo far questo di professione, mentre siamo liberi volontari della cultura. E poi, bastano poche righe per saggiare la qualità della scrittura, soprattutto quando si legge da anni. La terna è buona, i racconti (tutti i racconti in concorso) sono sempre troppo tristi. Non c'è speranza. Non c'è aria. Non si respira, nella narrativa breve italiana. Si soffoca.