mercoledì 1 luglio 2009

Bof l'africano

E dopo Scipione, ecco Bof l'africano. L'amico Roberto è un po' come San Tommaso, deve toccare con mano, vedere di persona. E allora, dopo Pechino, lo troviamo in Burundi, con la sua telecamera e il suo bisogno di esserci. Senza dubbio avrà trovato il modo di fare del bene, come suo stile, ma soprattutto si sarà lasciato provocare dalla vita, che su di lui con rimbalza come contro un muro di gomma. Roberto è più simile a una spugna, a una di quelle carte assorbenti che si usavano ai nostri tempi, quando alle elementari si scriveva con pennino e inchiostro.

La fontanella



Durante il Memorial Fabio Aletti, ne ho approfittato per fare un 'pellegrinaggio' sui luoghi della mia giovinezza, all'oratorio Molina di Biumo Inferiore. Oratorio che ho frequentato, grossomodo, dal 1961/62 al 1984, almeno. Sono salito sul campo di calcio. Ecco la fontanella. Non è più quella originale, l'hanno rifatta nel 1997. Aggrappato a quel rubinetto, ho fatto le più gustose bevute della mia vita. Quell'acqua pareva champagne.

Non ci si ferma

Il sole ha baciato la conclusione del 4° Memorial Fabio Aletti. Fabio è stato degnamente ricordato. Nella foto di Tiziano Vitali, il gruppone di ex e non, a centrocampo, prima della tradizionale sfida. Il padre di Fabio, Attilio, alludendo al gran numero di squadre partecipanti e ad un surplus di fatica organizzativa, ha concluso: "Ma noi non ci facciamo fermare dalla fatica!" A tutti è chiesto di superare la 'fatica del vivere'. A qualcuno, per un disegno misterioso (che vorremmo però, un giorno, conoscere) è chiesto uno sforzo eroico. Come a Emanuela e Attilio. Che continuano ad essermi di esempio.

Nozze d'argento

Ecco la professoressa Agatina Gussio, detta Tina, prof di matematica alla Vidoletti, intenta a cucinare i suoi caratteristici spiedini alla messinese. Che fanno il paio con l'altra sua specialità, i cannoli alla siciliana. La prof., che è stata apprezzata docente di matematica di tutte e tre le mie figlie, è come me alla Vidoletti dall'anno scolastico 1984-85. Siamo rimasti in quattro, i più 'anziani' della scuola, che hanno festeggiato appunto le nozze d'argento, i 25 anni alla media di via Manin.

Grigliata

Con una grigliata nel cortile della Vidoletti, si è concluso l'anno scolastico 2008-2009. Per me è il 32° anno di servizio, avendo iniziato nell'anno scolastico 1976-77, a Venegono Superiore. Non mi par vero, ma insegno da più di trent'anni. Diciamo che ho accumulato una certa esperienza.
in foto: il dirigente scolastico tuttofare della Vidoletti, prof. Antonio Antonellis (a destra), abile anche nell'arte della griglia.

domenica 28 giugno 2009

Ortensie

Non amo molto le ortensie. Non hanno profumo. I colori non mi paiono giovanili. Non so. E' un'impressione. Le ortensie mi ricordano soprattutto due eventi: la casa delle mie nozze, dove risiedo dal 1 maggio 1981, ma ancor primo il mitico zio Emilio (ul Baiùn) e l'altrettanto mitica zia Lina, sorella di mio padre. Una coppia davvero simpatica, lui alto alto, lei bassa bassa. 'Gèsa e campanìn, come diciamo noi. Fui ospitato a casa loro tutta un'estate, credo nel 1961: erano i portinai dell'asilo di Fogliaro. E io li feci impazzire, perché allora ero scatenato. Il Baiùn: mi raccontava di imprese epiche, lui, uomo di lago, pescava i lucci nel lago di Varese tirando la tirlindana a nuoto! Allora ero un ragazzetto vivacissimo, poi, fra la prima e la seconda elementare (complice anche una marachella con botte 'feroci' da parte di mio padre) mutai totalmente pelle, diventando il 'bravo ragazzo' da tutti conosciuto. Se è vero che invecchiando si torna bambini, non è detto che con l'età ritrovi il Carlo dei miei primi sei anni, più spontaneo, meno razionale, meno volitivo, meno moralista. E chissà che non combini nuovi guai!

I sapori della notte


Come ogni anno (è il terzo) faccio un veloce 'assaggio' della Notte Bianca varesina. Una breve incursione, a mezzanotte e mezza sono già a casa. Mille sapori, odori, rumori e soprattutto migliaia di persone (parlano di 80.000 varesini e varesotti e ticinesi), felici di esserci, di schiacciarsi i piedi, di spintonarsi, di impiegarci dieci minuti per attraversare Piazza Monte Grappa. Di tutto e di più, ogni tanto abbiamo bisogno di esagerare, di strafare, di ingozzarci come a un pranzo di nozze. Non sto qui a fare filosofia e moralismi, finché dura una notte ci può stare. E poi ci hanno messo anche la finalità solidaristica, una mano ai terremotati d'Abruzzo. Un po' per mettersi a posto la coscienza, un po' per vera attenzione all'altrui bisogno. Nella Notte Bianca ci sta dentro tutto, ci stiamo dentro tutti, con le nostre mille facce e i nostri vorticosi pensieri, silenziosi e prepotenti compagni della nostra vita.