domenica 16 agosto 2009

Automatismi

Per me camminare, correre, andare in bici, nuotare e fare sci da fondo sono la stessa cosa, nel senso che ho raggiunto gli automatismi in queste pratiche motorie, le posso fare 'ad occhi chiusi', mi rilassano, non c'è stress né fatica né timore (di cadere, di annegare...) e in un certo senso mi sento un privilegiato, meglio, provo sensazioni di uomini d'altri tempi, quando tali pratiche motorie non erano sport ma vita quotidiana. Necessità.
in foto: il mare Adriatico...bè, nuotare in un mare così, in realtà, mi fa ancora paura.

Beati gli illusi

Roma è ricchissima di chiese. Vedendole ero invogliato alla preghiera, poi pensavo al genio degli artisti che le ha abbellite, pittori, architetti, scultori ispirati anche dalla fede...ma insieme pensavo alla grande ricchezza della Chiesa, e a quanto Dio fosse davvero contento del suo cammino nella storia...pensieri, perché quando non si è più giovani non ci si ferma alla prima impressione, alla prima ispirazione, e si cede alla disillusione.
Beati gli illusi, perché entreranno nel Regno dei Cieli.
in foto: San Pietro, visto dal buco della serratura di una villa sull'Aventino

sabato 15 agosto 2009

Alle Tre Croci

Come da tradizione, il mio Ferragosto inizia con la salita in bici al Campo dei Fiori, e poi alle Tre Croci, per la Santa Messa degli alpini. E' la sola occasione all'anno, che mi permette di far uscire dall'armadio il mio cappello alpino, da caporal maggiore mortaista. Il meteo non è il massimo, ma non dovrebbe piovere.
In foto: a Roma anche i semafori celebrano il culto della bici, ma in verità i romani preferiscono di gran lunga la moto e lo scooter. Di bici ne ho viste in giro poche.

venerdì 14 agosto 2009

Tevere

Sono abituato a nuotare nelle acque belle del lago di Monate. Per questo ho provato un certo sconforto, osservando lo stato dell'acqua del Tevere. Uno schifo. Ma la sera, al tramonto, in alcune zone del centro (qui siamo sul ponte dell'isola Tiberina), er fiume de Roma s'accende, si colora, l'acqua torbida pare uno specchio, grazie al quale la Capitale, guardandosi, s'illude d'essere davvero er mejo.

In biblioteca

Nonostante la mia età veneranda (non sono però così vecchio come questo condottiero romano, ripreso davanti al Colosseo), ieri ho visto per la prima volta il film 'Colazione da Tiffany'. Bello, con una Audrey Hepburn splendida (anche se un po' troppo magra). Mi ha strappato un sorriso la seguente scena: il protagonista maschile, uno scrittore di poco successo mantenuto da una ricca signora (per inciso, ci fossero milionarie disposte a mantenermi, io sono 'disponibile'), va in Biblioteca e si gongola, perché in archivio, fra gli scrittori, c'è anche lui con il suo unico libro pubblicato. Ebbene, nei miei primi anni da scrittore, anch'io andavo spesso in Biblioteca, aprivo alla voce Autori-Zanzi Carlo (allora non c'era ancora il pc) e guardavo nei cassettini, se avevano aggiunto i cartoncini dei miei nuovi libri. Debolezze di un povero scrittore, ancor'oggi in cerca di fortuna.

Zuccherino

Che poi alla fine è uguale per tutti: riuscire a dare uno zuccherino alla ragione e alla coscienza. Tenerle buone, almeno per un po'. Uno si accontenta dei consigli della nonna o di un vecchio prete, quell'altro deve leggersi tutta la storia delle religioni, la Bibbia Marietti, la filosofia universale, tutta la Treccani, dipende dai gusti, ma ciò che conta è il risultato finale. Credo comunque che per tutti valga un atto di umiltà: so di non sapere. Gli intellettuali fanno più fatica, perché sanno di sapere, o almeno lo presumono, o quanto meno vorrebbero sapere molto se non tutto. Michelangelo (che fra le molte cose progettò anche er cupolone) non era certo un tipo che s'accontentava della prima impressione, del primo parere raccolto. Era un inquieto. E la sua rabbia spesso era vero e proprio furor, lo scalpello diventava rovente, la voglia di perfezione rendeva arduo placare mente e cuore, ragione e coscienza.

Terribilitas!

Per stare al furor michelangiolesco, all'esame di maturità, Liceo Classico, anno 1975, scelsi come traccia del tema proprio di parlare di Michelangelo. E commisi un errore 'terrificante'. Il termine furor divenne un'improbabile terribilitas, un neologismo che non mi costò caro, se è vero che alla fine uscii con un onorevole 48/60, quarto della classe, medaglia di legno.

in foto: il Mosè di Michelangelo, conservato a San Pietro in Vincoli