sabato 2 febbraio 2013

La panchina del tramonto

                                                   Gh'è 'na panca da prea pasà la Setima,
                                                   la gran capela du la flagelaziun....(foto carlozanzi)



Con questa poesia sono arrivato terza al concorso Poeta Bosino. 


LA BANCHETA DUL TRAMUNT

Gh’è ‘na panca da prea pasà la Setima,
la gran Capela du la flagelaziùn,
a l’è la me banchèta dul tramunt,
ma seti giò, par mi gh’è pü nissün.

Vo lì quand cal fa frecc e tira vent,
cunt l’aria fina i niul in partì;
vo lì par imparà ma sa fa cito,
parché ma piass sentì sa diss ul dì;

ul dì quand l’è vegnüü ‘l mument da nà,
quand gh’è pü temp par dì: ‘Sa vedarà’.
E ‘l dì al sa fa ross par la vargogna
di robb trasà, dul ben dismentegà.

Ma l’è bell chel culur dra verità,
föögh frecc, fiama pizava pasà ‘l lagh.
E quand ul su l’è naj ma vegn da dì:
‘Sa l’è inscì bel murì, vörì murì.’

Ma ‘n boff da vent gerà pizìga i oss:
‘Vegn nott, vegètt, camina cal fa frècc.’
Inscì, mia tant persuas, ma drizi in pè,
disi ‘n patèr e turni al me mistè.

Intant ul su l’è mòrt dumà par mi,
la so crapa pelada sbusa ‘l mar,
la nott l’è bela e prunta par murì,
dasi dasi sa pìza n’altar dì.


  


La panchina del tramonto

C’è una panca di pietra passata la Settima,
la grande Cappella della flagellazione,
è la mia panchina del tramonto,
mi siedo, per me non c’è più nessuno.

Vado lì quando fa freddo e tira vento,
con l’aria pura le nuvole sono partite;
vado lì per imparare come si fa silenzio,
perché mi piace sentire cosa dice il giorno;

il giorno quando è venuto il momento di andare,
quando non c’è più tempo per dire: “Si vedrà.”
E il giorno si fa rosso per la vergogna
delle cose sciupate, del bene dimenticato.

Ma è bello quel colore della verità,
fuoco freddo, fiamma accesa al di là del lago.
E quando il sole se n’è andato mi viene da dire:
“Se è così bello morire, voglio morire.”

Ma un soffio di vento gelato pizzica le ossa:
“Arriva la notte, vecchietto, cammina che fa freddo.”
Così, non tanto convinto, mi metto in piedi,
dico un padre nostro e torno al mio lavoro.

Intanto il sole è morto solo per me,
la sua testa pelata buca il mare,
la notte è pronta per morire,
adagio adagio si accende un altro giorno.

sabato 26 gennaio 2013

Più belle del vero


Fino al 3 febbraio (chiusura il lunedì), mostra davvero interessante a Villa Recalcati. Si potranno ammirate gli oli su tela di Francesco Murano (ecco in foto le Odle), Impressioni ad alta quota (questo il titolo della mostra) davvero stupende.

martedì 22 gennaio 2013

Il racconto del mercoledì

                                                                     foto federico bonoldi


IL FALO’ DELLA VERITA’

Il borgomastro di una ricca città del nord s’era vestito pesante, di lana e di flanella, sciarpa e scarponcini col pelo e una simil colbacco alla russa; barbetta lunga di tre settimane, mentre si avvicinava alla grande catasta di legna stringeva nella mano destra una grossa torcia fiammeggiante, nella sinistra un biglietto. Era lì convenuto per l’accensione del tradizionale falò di Sant’Antonio, un’usanza di quel borgo che vedeva in cerchio intorno alla collinetta il sindaco o borgomastro (per dirla alla nordica), il prevosto e altri notabili della città, fra i quali si distinguevano il capo degli organizzatori della pira (un ometto tutto bianco di capelli, di sopracciglia e pallido come una luna smorta) e una signora in età, con un mantello color porpora, a capo della Famiglia (con la F maiuscola) che si prodigava per tenere vive le tradizioni del luogo. La stretta via che infilzava la piazzetta era satura di cittadini, vogliosi di presenziare alla festa.
Era usanza lanciare nel fuoco biglietti recanti desideri, per lo più amorosi, nella speranza che il santo arrivasse dove fallivano la buona volontà, il fascino e i quattrini. Anche il primo cittadino aveva il suo breve scritto ma non chiedeva mogli, amanti o una botta di vita. Essendo prossime le elezioni di quella regione, domandava senza giri di parole che vincesse la sua parte, impegnata da tempo a far valere le ragioni del settentrione. Nella sua mente si figurava il sud come un diavolo che tirava il nord verso il basso, dentro il fuoco dell’inferno; o ancor meglio come una sanguisuga, che succhiava sangue ossigenato dal vento delle Alpi, ingrassava ai danni di un esangue settentrione, costretto a lavorare il doppio per sovvenzionare pigri fratelli, adusi a lunghe sieste pomeridiane, svuotati nelle forze da qualche grado in più di calore nell’aria. Mentre intingeva la torcia fra le cassette di legno lasciò scivolare il biglietto lì accanto, in attesa che bruciasse tutto, senza lasciare traccia delle sue speranze politiche, solo qualche brandello di cenere svolazzante nella rigida notte del sedici gennaio.
Avvenne un fatto inatteso: la fiamma attaccò subito ma il biglietto, avvolto dal fuoco, scappò fuori come per timore di scottarsi, si ritrasse intatto, volò, perse quota e finì proprio davanti allo scarponcino peloso del primo cittadino. ‘La fiamma avrà propiziato uno sbuffo’ pensò e si inchinò per raccoglierlo.
“Si sente male?” chiese la signora ammantata di porpora.
“Mai stato così bene” rispose lui. “Una gran bella festa. E il fuoco prende che è una meraviglia.”
Sant’Antoni dul purscèll… ghè da fidàss” disse la donna, nel dialetto del luogo.
Il sindaco rispose: “Già..l’è propri vera…” ma con la mente era al biglietto. Guardò. La prima facciata che lesse era la sua scrittura, tale e quale. Era già pronto per rilanciare il foglietto nel fuoco, quando notò che il retro non era intonso. Trasalì. Lesse.
‘Diavolo d’un borgomastro, cosa pretendi? Che un eremita egiziano quale sono stato io appoggi la tua secessione? O forse hai sbagliato Antonio, e pensi a quello da Padova, nato un millennio dopo di me? Certo, Padova farebbe comodo alle tue mire nordiste. Ma sappi che lui a Padova è solo morto, i suoi natali sono di Lisbona. Rispedisco dunque il tutto al mittente. E vota bene!’ 
Il sindaco traballò.
“Lei non la conta giusta. Stasera non mi piace. La cera non è buona. Torni a casa” disse premurosa la capessa della Famiglia.
“Sarà stato il vin brulè” disse il borgomastro, con il volto trasfigurato dalla gigantesca fiamma, che crepitava a pochi metri da lui.

domenica 20 gennaio 2013

Congelato

                                                                                   foto carlozanzi

La bella neve di oggi ha congelato il profumo del calicantus

sabato 19 gennaio 2013

Il braccialetto giallo


Alla fine del 2005 anch'io, come milioni di persone, tenevo al polso il braccialetto giallo di Lance Armstrong, il ciclista che proprio quell'estate aveva vinto il suo 7° Tour de France. Dopo poco tempo si è rotto. Ora si è 'rotto' anche Lance, infranto il suo mito, costruito sulle bugie. Sta ammettendo, anche se a pezzetti, con fatica e confusione. Dovrebbe essere più chiaro. Confessare tutto una volta per tutte. E ripartire alla grande. Ma so che non sarà affatto facile.

mercoledì 16 gennaio 2013

Open Day alla Vidoletti


Sabato 19 gennaio, dalle 10 in avanti, Open day alla Vidoletti, scuola media di via Manin 3, a Masnago.

in foto: le classiche magliette verdi Vidoletti, che fanno sempre bella figura negli eventi sportivi scolastici