giovedì 27 ottobre 2011

Essere se stessi

Ieri sera, parlando con una persona a me molto cara, è saltata fuori questa frase malandrina: "Pensa che brutto andarsene, con la sensazione di non essere mai stati se stessi!" Già, ma oggi, riflettendo su cosa voglia dire essere se stessi, mi trovo in imbarazzo. Sono forse solo un'opaca immagine di quello che avrei potuto essere, se fossi stato più me stesso? Essere se stessi significa dire sempre ciò che di pensa? Fare sempre ciò che si vorrebbe fare d'istinto? Essere sinceri sino alla sfrontatezza e alla villania? Essere se stessi equivale a spontaneità? E quanto conta il coraggio? E quanto limita la paura? Insomma, a 55 anni non so ancora se sono davvero me stesso.

fotoindovinello: quale altro essere vivente compare, oltre a me, nella foto?

mercoledì 26 ottobre 2011

I due amici

Ecco i due grandi amici Maniglio Botti (a sinistra) e Fiorenzo Croci, oscurato dal cappello. Giornalisti, scrittori, sono anche amici miei. Di Maniglio saggista ricordo anzitutto la bella monografia (scritta insieme a Max Lodi) su Giovanni Bagaini, fondatore e primo direttore del quotidiano La Prealpina, dove Botti ha vissuto tutta la sua carriera di giornalista. Di Fiorenzo ho fra le mani la sua ultima opera di narrativa, che mi accingo a leggere. Titolo: 'Quell'insolito caso di via Cavallotti' (Edizioni Il Cavedio). Maniglio e Fiorenzo, un'amicizia fraterna, a vantaggio della cultura varesina.

La piazzetta


La stupenda piazzetta di Vernazza, una delle Cinque Terre, in agosto e ieri, 25 ottobre. Natura benigna e matrigna. L'uomo ci metterà anche la sua parte, ma chi comanda è la Natura. Da sempre.

IL RACCONTO DEL MERCOLEDI'

ottobre

D’ottobre, a Varese, piovono castagne.

No, non vi parlerò di nonno o nipote, di padre e figlio che se ne vanno per i boschi, in cerca del frutto ottobrino. Non di quelle belle camminate dalle parti del Poggio, o nei boschi di Velate, di Brinzio, del Monte Sette Termini. Varese, la mia città, è per dir così abbracciata dai castagni, benefica edere rampicante che avvolge la periferia, rendendola zuccherina. Non vi narrerò di quel crepitare di foglie secche, sotto i piedi dei cercatori di castagne, né della perizia necessaria per sgusciarle, senza trafiggersi i polpastrelli di spine. Non vi descriverò la soddisfazione di quando si capita sotto un pianta e l’occhio vede subito che è quella buona: grosse, e già scartate, come caramelle pronte alla degustazione. E –anche se ne avrei voglia- tralascio il racconto di quando mio padre ed io, sempre ai primi giorni di ottobre, verso sera, scendevamo di casa, curva a sinistra, un centinaio di metri ed eravamo in Villa Toeplitz, con i sacchetti in mano. Il buon vecchio andava sul sicuro: i primi frutti erano là, inesorabilmente là, vicino alla casupola diroccata, due tre piante note perché erano le prime a liberarsi dell’acuminato fardello, regalando ai cercatori le perle autunnali. Dirò solo che lui, papà, mi batteva sempre: un chilo io? Un chilo e mezzo lui. Due chili nel mio sacchetto? Tre nel suo. Le più grosse me le regalava. Non visto (così credeva) le infilava nella mia busta di cellophane. Gioiva.

Che vi dirò allora, dell’ottobre castagnolo?

Scriverò di quel profumo che, a sera, durante la cena, s’alzava dai fornelli e svolazzava per la cucina. Una mistura di aroma e di calore, di chiacchiere e di televisore che gracchiava. Un profumo di castagne che, oggi, cerco di imitare, seguendo la ricetta passo passo, ma non ci riesco.

Questa la ricetta. Verso le diciannove, mio padre andava in balcone, prendeva la cassetta dei frutti color cappella di boletus pinicola, un coltellino con il manico rosso e dava il via al taglio.

“Deve essere lungo” diceva “tanto quanto la metà convessa. Profondo, ma non tanto da incidere la polpa.” “Se no?” “Se no la castagna si apre in cottura e non si sbuccia bene.” Aveva, il vecchio, la mania per il momento –decisivo- della spellatura.

Usava una pentola senza buchi. “Non è necessaria quella coi buchi, sai? Quella che vendono al mercato, apposta per le castagne. Noi le facciamo sul fuoco, questa va più che bene.”

Quando s’era detta la preghiera, prima della cena, mio padre s’alzava e metteva fuoco sotto la pentola, una fiamma vivace, senza coperchiare i frutti. Non lo ripeteva, perché ormai lo sapevamo. Ma ripetendolo, avrebbe detto: “La fiamma, in principio, deve essere alta, così la buccia si apre, la pellicina anche, e si vede il bianco. Più bianco si vede, meglio verrà la sbucciatura. E girarle spesso, devono prendere il nero, ma solo sulla buccia.”

Allora, dopo pochi minuti, saliva il profumo d’autunno, con la fiamma viva che scaldava la piccola cucina.

La cena, per mio padre, era un continuo alzarsi e risedersi, rimestare e mangiucchiare, in attesa del dolce, alla fine.

“Al momento giusto” diceva le prime volte “bisogna abbassare la fiamma, quasi al minimo, e mettere il coperchio, continuando a girare ma con minor frequenza.”

Era questione di metodo e di tempismo. Qualche attimo prima della frutta, lui s’alzava di nuovo, via il coperchio, su la fiamma per il tocco finale, l’ultima abbrustolita. Dovevano essere pronte quando la cena era alla stretta finale. Versava le castagne in un contenitore, che sistemava in mezzo alla tavola come un trofeo. Quasi a dire: “Mangiatevele, adesso, che sono perfette!” Perfette, cioè disposte a sbucciarsi con pochi attriti di polpastrello, prima la scorza grossa, poi la pellicina sottile, che doveva polverizzarsi senza far penare. Il frutto doveva presentarsi ai denti, alla lingua, al palato, morbido e insieme caramellato.

“Senza il Lambrusco valgono la metà” diceva, beandosi per i frutti che avevano obbedito ai suoi comandi, prendendosela con i ribelli, troppo neri, riottosi alla spellatura, crudi in più punti.

Si parlava, e nel parlare mio padre voleva nascondere la sua golosità, che andava dalle castagne (cinque-sei, non di più) alle noci (le prime, fresche, un paio al massimo, con la pellicina umida da eliminare) all’uva col pane, alle prugne secche, al caffè coi biscotti, alla scaglia di cioccolato.

Sarà nel girone dei golosi, il mio vecchietto. Ma non all’inferno. Credo ve ne sia uno anche in purgatorio. E perché no? I golosi anche in paradiso. Come artista (delle castagne) e come cultore del piacere di campare.

Questo mio racconto è tratto dal volume UNA CITTA' IN CORNICE (Macchione Editore - 2004)

martedì 25 ottobre 2011

CLASSIFICA CAMPESTRE PRIME MASCHI

Foto: i primini alla partenza. L'emozione della prima campestre Vidoletti.

CLASSIFICA CAMPESTRE PRIME MASCHI (2000)

1-BERNASCONI ALESSANDRO 1C 4’44”

2-SACCHETTI GIACOMO 1 A 4’54”

3-PIROTTA MATTEO 1C 4’58”

4-GRASSI LUCA 1G 5’10”

5-MOGNON ALESSANDRO 1B 5’11”

6-NUMEROLI MATTEO 1C 5’12”

7-BELLACCI MATTIA 1H 5’18”

8-SINISCALCHI DAVIDE 1D 5’19”

9-PARRINO NICCOLO’ 2I 5’20”

10-TRIVINI BELLINI FILIPPO 1H 5’24”

11-VERSINO MICHELE 1B 5’25”

12-NEGRI SAMUELE 1E 5’25”

13-ROMANIELLO LUCA 1E 5’26”

14-BIOTTI SAMUELE 1C 5’26”

15-TARTARI LORENZO 1D 5’27”

16-MOGNON DAVIDE 1I 5’27”

17-CASALE FRANCESCO 1B 5’28”

18-DI PASQUA ANDREA 1B 5’29”

19-ASTUTI ANDREA 1D 5’29”

20-BISACCIA MARIO 1C 5’35”

21-RANIERI FILIPPO 1F 5’38”

22-PARIETTI LORENZO 1C 5’39”

23-BEZZECCHI ANDREA 1E 5’40”

24-NEGRI SAMUELE 1G 5’42”

25-MAGOGA JACOPO 1G 5’47”

26-COLUCCELLI GIANLUCA 1 A 5’49”

27-GATTI MATTIA 1I 5’51”

28-PETKOVIC SASHA 1H 5’52”

29-BARDOTTI ANDREA 1H 5’53”

30-PAOLINI EDOARDO 1C 5’53”

31-LODI NICOLA 1G 5’54”

32-COLNAGO MATTEO 1C 5’54”

33-CARCANO GIOVANNI 1D 5’57”

34-PONCETTA ANDREA 1G 5’58”

35-DI SANTO MARCO 1G 5’59”

36-NARDI RAFFAELE 1C 6’00”

37-POLGAR ANDRIJA 1F 6’01“

38-CARLUCCIO FILIPPO 1B 6’03”

39-CICERI MATTEO 1B 6’05”

40-ZARPELLON JOE 1H 6’08 »

41-DAINO ANDREA 1I 6’09”

42-CAMPO GIUSEPPE 1F 6’10”

43-BISACCIA MATTIA 1C 6’11”

44-TREZZI RICCARDO 1B 6’15”

45-IRMICI LEONARDO 1I 6’15”

46-PIA ALESSANDRO 1F 6’16”

47-D’ELIA MATTEO 1G 6’18”

48-CARUSO FILIPPO 1D 6’19”

49-CAMPIGLIO LUCA 1E 6’21”

50-SPANARELLI STEFANO 1D 6’24”

51-CRENNA FRANCESCO 1C 6’28”

52-SOLARI ANDREA ROMEO 1E 6’29”

53-GARDELLI RICCARDO 1B 6’31”

54-DOGBO DANIEL 1D 6’32”

55-PIZZI MIRKO 1I 6’34”

56-GIUDICI MATTEO 1D 6’38”

57-RICCA ANDREA 1H 6’40”

58-BORZONE TOBIA 1F 6’41”

59-NAPOLITANO RICCARDO 1I 6’41”

60-MAZZA RICCARDO 1C 6’42”

61-MOSCATELLI DAVIDE 1 A 6’43”

62-MACCHI LORENZO 1B 6’45”

63-TORRESIN EDOARDO 1I 6’47”

64-CHIARI STEFANO 1H 6’48”

65-BIANCHI GIANLUCA 1I 6’49”

66-ZOPPINI RICCARDO 1I 6’50”

67-POLIZZI RICCARDO 1C 6’51”

68-MACCHI LEONARDO 1I 6’51”

69-PICCINELLI RICCARDO 1F 7’03”

70-CANIZZARO ANDREA 1G 7’04”

71-SERRANO ALEXANDER 1E 7’08”

72-CIMINO DAVIDE 1E 7’09”

73-NOGARO VITTORIO 1H 7’10”

74-RASIL BEN LIMIDO 1H 7’13”

75-NOGARA GIOVANNI 1H 7’15”

76-RENNA ANDREA 1G 7’16”

77-VITALI RICCARDO 1G 7’17”

78-BUZZI MATTEO 1F 7’18”

79-ROSSI DANIELE 1G 7’19”

80-PECORA LUCA 1D 7’24”

81-PAOLOZZI DAVIDE 1B 7’25”

82-BOSETTI LUDOVICO 1I 7’26”

83-FRANCALANCI PAOLO 1D 7’29”

84-BERNASCONI LUCA 1B 7’30”

85-VIGANO’ FLAVIO 1F 7’31”

86-OLDANI MATTEO 1C 7’37”

87-VIAVATTENE MATTEO 1G 7’40”

88-VARALLI EMANUELE 1F 7’41”

89-POZZI GIACOMO 1G 7’42”

90-RIVERA LEONARDO 1F 7’48”

91-SENATORE RICCARDO 1E 7’49”

92-GOTTARDI CHRISTIAN 1 A 7’50”

93-ZAVATTARO MATTEO 1F 7’54”

94-BEZUSHKA ROMAN 1I 8’26”

95-FOGLIA LUCA 1 A 8’27”

96-GENOVESE DANIELE 1C 8’37”

97-DELLA RAGIONE LEONARDO 1H

Quando crolla la casa

La morte è sempre una irrimediabile sciagura, ma quando ti crolla la casa addosso è ancora peggio. E' un doppio tradimento. Sono vicino alle vittime del recente terremoto in Turchia (foto da Google immagini)

Cura

La delicatezza nel rapporto con gli altri è segno di grande maturità. I rapporti richiedono cura, e tale cura non è mai abbastanza. Le nostre frasi possono ferire molto più spesso di quanto si creda. Gli altri sono in genere più permalosi di quanto noi sospettiamo. Crediamo di essere simpatici, ma probabilmente offendiamo qualcuno. La sensibilità altrui è sempre più sottile e raffinata delle nostre ipotesi di gentilezza. Su questo terreno c'è sempre da imparare.