martedì 19 ottobre 2010

La preside Anna Maria


Nella foto in alto, la premiazione del Memorial Anna Maria Calarco, coppa assegnata ai vincitori della campestre per le classi prime, ragazzi e ragazze. Mi piace ricordare ogni anno con questo Memorial la mia preside Anna Maria: aveva il suo carattere, non sempre era in buona ma ha sempre favorito la pratica sportiva alla Vidoletti, fino alla sua morte prematura.
Foto sotto: la partenza delle Seconde

Campestre record

Corsa campestre record stamani alla Vidoletti: fra prime, seconde e terze hanno corso 370 ragazzi. Ma ciò che mi ha maggiormente rallegrato è stato constatare che ciò che era stato seminato da me e dai miei colleghi aveva dato frutto. Ci sono state diverse campestri nella stessa gara: quella dei migliori, pochi, che hanno tenuto un ritmo alto e se lo potevano permettere; quella della fascia mediana, che non ha cercato di strafare; quella della coda del gruppo, dei ragazzi che sapevano in partenza di giocarsi l'ultima posizione eppure hanno accettato la sfida, facendo del loro meglio. La dimostrazione è che nessuno si è sentito male. E' stata una corsa campestre 'consapevole' delle potenzialità personali.

in foto: alcuni primini alla partenza

lunedì 18 ottobre 2010

Piccoli cambiamenti

Una delle dimostrazioni della nostra resistenza al cambiamento è legata alla panca che scegliamo quando andiamo a Messa: più o meno sempre la stessa. Ieri m'è capitato (evento raro) di andare a Messa alla Kolbe da solo, senza il resto della famiglia e allora ho compiuto un atto 'rivoluzionario', mi sono seduto dalla parte opposta rispetto alla mia collocazione abituale. Un piccolo cambiamento, diciamo pure ridicolo, eppure così si cambia prospettiva, si vede altro. Non dico di non andare più in chiesa (grande rivoluzione) ma di operare, ogni tanto, lievi modifiche alla nostra fissità: per saggiare la nostra carica innovativa!

Buona la prima

Buona la prima. Ieri sera la Cimberio basket ha iniziato bene il campionato, battendo per 87 a 78 la Scavolini Pesaro. Partita divertente, come sempre decisa negli ultimi due minuti. Per me andare al PalaIgnis è anche l'occasione di incontrare amici che vedo solo lì. E fra questi il mitico Augusto Ossola. Credo che nessuno lo batta. Ha iniziato a seguire il basket nel campionato 1946-47. Reduce dalla guerra in Albania, era un po' acciaccato e così sino al 1949 ha perso qualche incontro. Poi ne avrà persi una decina dal 1949 al 2010, che se non erro fa 61 anni!

in foto: immagini del campionato 2008-2009

domenica 17 ottobre 2010

Natura benigna

Non di rado, leopardianamente parlando, accusiamo la natura di essere matrigna. E ne avremmo tutte le ragioni. Ma dobbiamo essere onesti con madre natura, dobbiamo riconoscerne anche i meriti. Oltre a regalarci spettacoli degni di gioia (vedi foto) consideravo anche che con l'età aumentano i nei e le macchie sul nostro corpo. Non è una gran scoperta, è vero, ma noto con piacere che -per una inspiegabile benevolenza e lungimiranza della natura- il viso è l'ultimo ad essere colpito da questo processo infausto e svilente, che comincia con la schiena e il petto. Molto bene.

Forza Cimberio

Oggi inizia il Campionato di basket di serie A. Forza Cimberio! Ho sempre amato la pallacanestro, da vedere e da giocare, anche se non ho mai militato in una squadra. Partitelle all'oratorio e l'onore di giocare nella squadra del Liceo Classico 'Cairoli'. Ho seguito la grande Ignis alla fine degli anni Sessanta-inizio Settanta: vincevamo tutto. Poi ho smesso sino a metà degli anni Novanta, quando sono rientrato al Palazzetto come giornalista. E da allora è per me una bella consuetudine andare al PalaIgnis. Ho avuto anche l'onore di indossare la canotta Cimberio (vedi foto di Dalila Biscaldi, con gli amici fotoreporter Angelo e Domenico) per l'AgendaVarese2008. Al Palazzetto ritroverò senz'altro, fra gli altri, il mio caro amico Augusto Ossola (papà della mia collega Carmela), uno fra i massimi esperti del basket varesino, autore di due volumi fondamentali.

sabato 16 ottobre 2010

Vivi...e Dio?

Fabio Cavallari, autore del libro 'Vivi' si professa non credente, privo della grazia della fede. E ci tiene a rimarcare che sul tema della vita e della sua difesa non ci possono e non ci devono essere steccati, barriere fra laici e credenti. Io, che oso professarmi credente, che rinnovo ogni giorno questo salto nel buio, trovo consolazione all'idea che vi sia un Dio capace: 1) di promettermi una vita migliore, eterna; 2) che mi possa dare strumenti spirituali per vivere degnamente simili prove, senza soccombere. Però chi crede in Dio ha una fatica in più da compiere, rispetto ad un laico: è inevitabile che se la prenda con il Padre Eterno, quando va alla ricerca del perché. E alla fine deve riuscire ad assolverLo. Compito tutto sommato non difficilissimo quando si sta bene e si può far filosofia su tutto. Ma quando toccherà a noi?