lunedì 18 ottobre 2010

Piccoli cambiamenti

Una delle dimostrazioni della nostra resistenza al cambiamento è legata alla panca che scegliamo quando andiamo a Messa: più o meno sempre la stessa. Ieri m'è capitato (evento raro) di andare a Messa alla Kolbe da solo, senza il resto della famiglia e allora ho compiuto un atto 'rivoluzionario', mi sono seduto dalla parte opposta rispetto alla mia collocazione abituale. Un piccolo cambiamento, diciamo pure ridicolo, eppure così si cambia prospettiva, si vede altro. Non dico di non andare più in chiesa (grande rivoluzione) ma di operare, ogni tanto, lievi modifiche alla nostra fissità: per saggiare la nostra carica innovativa!

Buona la prima

Buona la prima. Ieri sera la Cimberio basket ha iniziato bene il campionato, battendo per 87 a 78 la Scavolini Pesaro. Partita divertente, come sempre decisa negli ultimi due minuti. Per me andare al PalaIgnis è anche l'occasione di incontrare amici che vedo solo lì. E fra questi il mitico Augusto Ossola. Credo che nessuno lo batta. Ha iniziato a seguire il basket nel campionato 1946-47. Reduce dalla guerra in Albania, era un po' acciaccato e così sino al 1949 ha perso qualche incontro. Poi ne avrà persi una decina dal 1949 al 2010, che se non erro fa 61 anni!

in foto: immagini del campionato 2008-2009

domenica 17 ottobre 2010

Natura benigna

Non di rado, leopardianamente parlando, accusiamo la natura di essere matrigna. E ne avremmo tutte le ragioni. Ma dobbiamo essere onesti con madre natura, dobbiamo riconoscerne anche i meriti. Oltre a regalarci spettacoli degni di gioia (vedi foto) consideravo anche che con l'età aumentano i nei e le macchie sul nostro corpo. Non è una gran scoperta, è vero, ma noto con piacere che -per una inspiegabile benevolenza e lungimiranza della natura- il viso è l'ultimo ad essere colpito da questo processo infausto e svilente, che comincia con la schiena e il petto. Molto bene.

Forza Cimberio

Oggi inizia il Campionato di basket di serie A. Forza Cimberio! Ho sempre amato la pallacanestro, da vedere e da giocare, anche se non ho mai militato in una squadra. Partitelle all'oratorio e l'onore di giocare nella squadra del Liceo Classico 'Cairoli'. Ho seguito la grande Ignis alla fine degli anni Sessanta-inizio Settanta: vincevamo tutto. Poi ho smesso sino a metà degli anni Novanta, quando sono rientrato al Palazzetto come giornalista. E da allora è per me una bella consuetudine andare al PalaIgnis. Ho avuto anche l'onore di indossare la canotta Cimberio (vedi foto di Dalila Biscaldi, con gli amici fotoreporter Angelo e Domenico) per l'AgendaVarese2008. Al Palazzetto ritroverò senz'altro, fra gli altri, il mio caro amico Augusto Ossola (papà della mia collega Carmela), uno fra i massimi esperti del basket varesino, autore di due volumi fondamentali.

sabato 16 ottobre 2010

Vivi...e Dio?

Fabio Cavallari, autore del libro 'Vivi' si professa non credente, privo della grazia della fede. E ci tiene a rimarcare che sul tema della vita e della sua difesa non ci possono e non ci devono essere steccati, barriere fra laici e credenti. Io, che oso professarmi credente, che rinnovo ogni giorno questo salto nel buio, trovo consolazione all'idea che vi sia un Dio capace: 1) di promettermi una vita migliore, eterna; 2) che mi possa dare strumenti spirituali per vivere degnamente simili prove, senza soccombere. Però chi crede in Dio ha una fatica in più da compiere, rispetto ad un laico: è inevitabile che se la prenda con il Padre Eterno, quando va alla ricerca del perché. E alla fine deve riuscire ad assolverLo. Compito tutto sommato non difficilissimo quando si sta bene e si può far filosofia su tutto. Ma quando toccherà a noi?

Vivi

Interessante presentazione ieri sera del libro 'Vivi', storie di uomini e donne più forti della malattia, scritto dal giornalista Fabio Cavallari (Lindau Edizioni). Otto storie di persone che, incredibilmente colpite da malattie gravissime, incredibilmente mostrano di aver voglia di vivere. La tesi dell'autore è questa: di fronte al dibattito sulla vita e sulla morte è meglio non andare per teorie filosofiche o religiose (che inesorabilmente dividono), ma ascoltare le storie di chi vive il dramma della malattia. E ci si rende conto (come le 8 storie dimostrano) che è inutile ipotizzare i nostri comportamenti, nel caso toccasse a noi, perché chi è nel dolore dimostra di avere risorse impensabili, uno spirito di sopravvivenza potentissimo eccetera. Il libro non l'ho ancora letto ma ciò in ogni caso mi consola, perché confido anch'io in tale spirito. Fosse per quello che mi sento adesso....Anche perché, siamo sinceri, la vita è assai complessa e le reazioni sono le più varie: molti, in tali circostanze, invocano la morte.

venerdì 15 ottobre 2010

Ignoranza

Oggi mi sono trovato di fronte ad un termine che avevo già sentito, ma che non conoscevo nel suo significato. Non dirò qual è, per non darvi la soddisfazione di sentenziare: "Oh, ma che ignorante! Io questo lo sapevo.." Ma dell'ignorante me lo dò da solo, nel senso che più passano gli anni, più mi rendo conto di essere ignorante. Per utilizzare l'abusata immagine della salita in montagna, più si sale più l'orizzonte si allarga, non nel senso che si conoscono più cose; ci si rende conto che le cose da sapere sono tante, troppe, che si perdono a vista d'occhio e anche oltre. Per questo resto stupefatto, ammirato e un po' sospettoso quando incontro gente che sostiene di sapere tutto, o quasi. Però una cosa mi consola. Ho sempre pensato che sarebbe una profonda ingiustizia se il senso profondo della vita fosse condizionato dalla conoscenza. Il nocciolo della questione, ciò che veramente importa (oltre ovviamente al mangiare, bere e avere un tetto) è (come è giusto che sia) alla portata di tutti.