venerdì 15 ottobre 2010

Ignoranza

Oggi mi sono trovato di fronte ad un termine che avevo già sentito, ma che non conoscevo nel suo significato. Non dirò qual è, per non darvi la soddisfazione di sentenziare: "Oh, ma che ignorante! Io questo lo sapevo.." Ma dell'ignorante me lo dò da solo, nel senso che più passano gli anni, più mi rendo conto di essere ignorante. Per utilizzare l'abusata immagine della salita in montagna, più si sale più l'orizzonte si allarga, non nel senso che si conoscono più cose; ci si rende conto che le cose da sapere sono tante, troppe, che si perdono a vista d'occhio e anche oltre. Per questo resto stupefatto, ammirato e un po' sospettoso quando incontro gente che sostiene di sapere tutto, o quasi. Però una cosa mi consola. Ho sempre pensato che sarebbe una profonda ingiustizia se il senso profondo della vita fosse condizionato dalla conoscenza. Il nocciolo della questione, ciò che veramente importa (oltre ovviamente al mangiare, bere e avere un tetto) è (come è giusto che sia) alla portata di tutti.

giovedì 14 ottobre 2010

Per necessità

Si dice: quello è ottimista per natura e avrà una vita serena, quell'altro è pessimista per natura, e sarà sempre in ansia. Sì, ci sarà anche una componente caratteriale, ma credo che non vi siano scelte: non possiamo non essere ottimisti, per natura o per necessità. Mi dite voi come è possibile campare senza questa sorgente di vitalità? Privi di questa tensione al sereno? Come si può vivere nell'ansia che qualcosa di irreparabile, di tragico capiti a noi e a chi amiamo? Voi capite bene che le possibilità (in percentuale) che ci possa andar male sono abbastanza alte, ma dobbiamo fregarcene di tali ipotesi e continuare dritti per la nostra strada...altre vie non ne conosco. La nostra felicità è appesa a un filo: sappiamo che è assai sottile, ma dobbiamo immaginarlo d'acciaio.

In anticipo

Prendendo esempio da te, caro Paolo, che sei molto previdente, che anticipi il futuro, anticipo anch'io di un giorno gli auguri di compleanno, anche perché domani avrò meno tempo per stare al pc. Ripensavo al nostro mitico giro insieme in bici. 15 luglio 1978: Varese-Albino (con ascesa a San Primo); 16 luglio: Albino-Ponte di Legno (con i passi della Presolana e del Vivione); 17 luglio: Ponte di Legno-Gera Lario (con l'Aprica ma soprattutto con il passo del Bernina, la nostra Cima Coppi); 18 luglio: Gera Lario-Varese, con i Vesperi recitati insieme al Lazzaretto, alle 21.05 (così dice il mio diario). Bè, allora, diciamo la verità, in salita facevi un po' fatica a starmi a ruota, ora ad essere sincero io faccio un po' fatica a star dietro alla tua generosità, al tuo 'pedalare' per gli altri. Auguri.

in foto: al rifugio Al Legn

E come Educare

Persona davvero poliedrica ed interessante questa professoressa Margherita Giromini, che per il momento conoscevo soprattutto per essere la sola preside che partecipava in bicicletta alla tradizionale uscita 'A scuola in bicicletta' (vedi foto). Un lungo curriculum vitae et studiorum e tanta passione, soprattutto per i temi dell'educazione e della scrittura. Riguardo al secondo, sta coordinando un corso di scrittura creativa (info brambilla.bruna@gmail.com), riguardo invece al tema dell'educare, consiglio di visionare il suo blog, utile a chi opera nella scuola e non solo. Titolo: E come Educare. Indirizzo: http://www3.varesenews.it/blog/educazione.

mercoledì 13 ottobre 2010

Bene e male

Accendo la tele e mi commuovo per le immagini del salvataggio dei minatori cileni. Cambio canale, ed ecco le oscene immagini della violenza del tifo serbo, ieri, a Genova. Il bene e il male. E continuo a pensare ad una delle frasi che meno comprendo della Bibbia. La moglie invita Giobbe a prendersela con Dio, per le sue digrazie. Lui gli dà della stolta e aggiunge: "Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male? E Dio lo loda per la risposta. Eppure a me sembra una risposta 'stupida'. Il bene lo capiamo, ci appartiene, è carne della nostra carne. Il male assolutamente no. Il bene è divino. Il male no.

in foto: uno dei pannelli della mostra 'Il testamento di San Francesco'

Ulivo

La cosa pare inverosimile, ma padre Gianni Terruzzi assicura che l'ulivo bonsai (vedi foto) collocato all'interno della mostra sul Testamento di San Francesco, ha 300 anni. E' il più vecchio d'Italia.

Il testamento di San Francesco

Interessante mostra presso i frati cappuccini di viale Borri, località Longaria (e non Ungheria come qualcuno dice). Titolo: il testamento di San Francesco. Vi sono immagini dei fotografi Luigi Salerno e Matteo Reni (come quella che propongo, della basilica di san Francesco ad Assisi) e il testo di questo scritto del grande Santo. Ho scoperto dalle parole di padre Gianni Terruzzi che la storia di San Francesco e dei frati è piuttosto complicata, che questo testamento è ancor più duro della Regola, che i fraticelli si divisero (non senza lotta e fatiche) in conventuali e osservanti, gli osservanti si divisero poi in centinaia di gruppi differenti (fra i quali i cappuccini). La mostra, ad ingresso libero, nata dall'idea di padre Marco Finco, merita una visita.