sabato 14 giugno 2008

20 anni...ma è solo l'inizio


Una bella serata. Almeno così pare a me. Ieri sera, venerdì 13 giugno, al teatrino 'Santuccio' di Varese ho festeggiato i miei 20 anni di libri pubblicati. In foto sono con i miei fratelli Marco e Guido e mia nipote Cecilia, promessa del canto nazionale. Peccato per l'altro mio fratello Paolo (partito proprio oggi per le vacanze), se no c'era tutta la mia famiglia d'origine, perché fra il pubblico sedeva mio padre Mario, e in cielo osservata curiosa mia mamma Ines. E poi la mia famiglia attuale: Carla, Caterina, peccato per Maddalena (al lavoro) e Valentina (a Bergamo, a far foto, quella che forse diventerà la sua professione). E tanti amici. Riuscire a far uscire di casa un centinaio di persone non è facile. Provare per credere. 20 anni, 30 libri: è solo l'inizio. Anche se baratterei la più lusinghiera e appagante fama letteraria con la gioia di una famiglia, degli affetti, dell'amicizia. L'applauso fa piacere, e così la foto sul giornale, ma avete presente quanto è sottile la pagina di un quotidiano? Se non ci si sta attenti, si spezza voltando pagina. L'amore di chi ci vuole bene è roccia. Lì credo di aver posto le fondamenta della mia casa (lì e in Dio), per questo sopravvivo più che egregiamente, anche quando le luci della ribalta inevitabilmente si spengono.

giovedì 12 giugno 2008

Perché si scrive?


Perché si scrive? Ecco alcune delle mie motivazioni: per comunicare ciò che si pensa e si vive; per il bisogno narcisistico di apparire, di primeggiare; per lasciare qualcosa di noi, anche dopo; non a caso (in merito al terzo punto) la voglia di pubblicare un libro s'impone dopo i 50 anni, quando le gambe cominciano a tremare e il futuro s'assottiglia. Io ho cominciato a scrivere e a pubblicare ben prima dei 50: forse perché, in anticipo sugli altri, mi sono lasciato prendere dalla fifa di morire.

mercoledì 11 giugno 2008

La scuola


Vado a scuola da quasi 50 anni, contando anche la materna. Ormai anche il mio corpo ha preso la cadenza: campanella, ore di lezione, cattedra, banchi, prof, lunghe vacanze estive eccetera. Per solito chi non sceglie la professione d'insegnante vive la cadenza scolastica per una quindicina d'anni: già con l'università si cambia il ritmo. A parte l'anno di militare, ho sempre avuto a che fare con quaderni, libri, registri, professori e poi, con cambio della barricata, alunni. Noto una straordinaria continuità nella mia vita. In fondo, da quel 1959, anno del mio ingresso all'Asilo Veratti di via Como, ben poco è cambiato.

Bocciature


Insegno da una vita. Ogni volta che sono compartecipe della bocciatura di un alunno, mi resta l'amaro in bocca. Mi spiace per il ragazzo, e non so mai se è stata fatta la scelta migliore per lui. Una bocciatura resta comunque un trauma. Nel mio percorso scolastico non sono mai stato bocciato ma in Prima Liceo Classico ho meritato l'esame a settembre di Greco, un'esperienza avvilente, eppure credo educativa. Me lo meritavo. Si cresce ogni volta che si è capaci di rialzarsi, possibilmente da soli, dopo una caduta. Rotolare a terra è inevitabile, sapersi rialzare è segno di maturità. Forse noi genitori reggiamo con troppa forza i nostri figli, le loro gambe non si rinforzano, così non riescono a rialzarsi. Mah...avercela la ricetta...

lunedì 9 giugno 2008

Preghiera


Se la preghiera non è magia. Se la preghiera non ridà la vita a chi sarebbe vissuto, se avesse ingoiato la giusta medicina. Se la preghiera -anche insistita, continua, testarda- nulla garantisce sul risultato delle nostre richieste. Se la preghiera può -e Dio sa come può- tradire le nostre aspettative. Se la preghiera è questo e molto altro, ma allora, cos'è la preghiera? E' possibile definire cos'è questo misterioso dialogo buttato in faccia al silenzio? Non credo. Io prego, con fede, e ciò che non volevo accade. Lo sapevo che non era escluso quell'esito, eppure ho pregato lo stesso. Ho continuato a pregare, giorno e notte. Perché? E a che serve pregare, se intanto me la devo cavare da solo? Forse la preghiera è soprattutto questo: la nostra sola arma per resistere ancora, nonostante tutto.

Cinquantenni, olè!


Piero Chiara ha incontrato il successo dopo i 50, e ha scritto tutti i suoi libri migliori dai 50 ai 75 anni; Dino Risi, regista morto di recente a 91 anni, ha realizzato molti suoi film dopo i 50, e la lista potrebbe allungarsi di molto. E pensiamo ai nostri politici. Prendiamo esempio da loro. La nazione è nelle mani degli ultracinquantenni, sessantenni eccetera. Ma che pensione e pensione. Per fortuna che la tendenza è ad allontanarla, perché la prospettiva della pensione inganna, invecchia. Certo, ci vuole la salute, ma in alcuni casi la salute ce la regaliamo (o ce la neghiamo) noi. Quindi dico ai 50enni come me: coraggio, ragazzi, la vita inizia da oggi in poi!

ps la foto ha questo significato: visto che continua a piovere, godiamoci almeno il sereno della passata primavera.

domenica 8 giugno 2008

Parete di carta


Si dice che la sua libreria descriva un uomo. Questa è la mia, parete di carta che mi si para dinnanzi quando sto a letto. Al che uno pensa: "Mamma mia, che intellettuale!" Niente affatto. Di libri ne ho molti, anche in sala, grandi libri fotografici e altri, soprattutto su Varese. Libri che per la maggior parte ho avuto gratis, grazie al mio lavoro di giornalista e alla mia amicizia con gli editori. Molti li ho recensiti, ma non per questo li ho letti dalla prima all'ultima pagina. Insomma: non è che ho letto tutti questi libri. Di sicuro ho letto quelli nella terza sezione da sinistra, perché sono i miei. Poi ho letto quasi tutto Piero Chiara (sezione sopra la mia), poi ho letto qua e là, ma non sono certo un lettore vorace. Mi considero piuttosto ignorante. Quindi un consiglio: non giudicate un uomo solo dalla sua libreria. A volte, quando non so cosa fare o quando ho troppe cose da fare e non mi so decidere, mi piazzo in piedi davanti a questa parete di carta e sto in ammirazione. Respiro il profumo dei libri. Come una carta da gioco, sfilo dal mazzo un libro, gli tolgo la polvere, scorro le pagine, leggo qualche riga poi lo ricolloco nel mazzo. Mi perdo nei libri come Cappuccetto rosso nel bosco. Rincuorato, perché un libro ben difficilmente può essere un lupo cattivo.