lunedì 10 marzo 2008

Salvifici doloris


Ieri mattina, domenica, sotto una leggera pioggia, salivo di corsa lungo la rizzada delle Cappelle. Non posso più permettermi di correre come voglio. Devo centellinare i passi. Il dolore al ginocchio destro incombe. Appena esagero un po', comincia a ronzarmi dentro. E pensavo che questo dolore in fondo è un bene. E' un dolore salvifico. Mi avverte. Mi rende vigilante su ciò che veramente conta. Intanto mi permette di rispettare di più il mio corpo, che altrimenti, senza questi segnali, sottoporrei a ben altre fatiche, dimentico della mia età. Ma -cosa ancor più importante- mi ricorda che ciò che davvero conta non è l'impresa sportiva. Ciò che conta è amare. Non credo che il Signore mandi il dolore per ammonirci e farci ricordare l'essenziale. Ma credo che attraverso il dolore (frutto del mistero del limite che ci pervade) sia possibile risalire al bene. 'Salvifici doloris', appunto.

Un tempo me la prendevo col dolore, che mi impediva di arrivare dove volevo. Piegavo il corpo alla mi volontà. Oggi lo accetto e lo interpreto anche come segnale positivo. Come invito ad essere più saggio.


per il dialogo: carlo.zanzi@tele2.it

sabato 8 marzo 2008

Festa dei poeti bosini


"Butèga da barbèe, saran stai i des/d'un dì d'inverno, gerà me'n toch da giazz....": questo è l'incipit della mia bosinata dialettale Dal barbèe, che leggerò (o farò leggere da Natale Gorini) domenica 9 marzo, ore 15, Caffè Zamberletti di corso Matteotti, nell'ambito della Festa dei poeti della Famiglia Bosina. Nella stessa occasione canterò, con gli amici Lidia e Antonio, la mia canzone 'Valzer par Varès'. So che molti miei amici non è che vadano matti per il dialetto, considerandosi troppo giovani per tale parlata. Ma a parte il fatto che la giovinezza è una categoria dello spirito, è inutile considerarsi dei 'bamboccioni' a 50 anni o giù di lì. Non siamo vecchi, però non è che la parlata dialettale stoni così tanto, se pronunciata da noi cinquantenni. In foto, una precedente Festa dei poeti nella sede della Famiglia Bosina.

giovedì 6 marzo 2008

Felicità


"Felicità..." cantavano Romina Power e il suo consorte canterino. Una ricerca anglosassone ha di recente sentenziato: per la metà si è felici grazie a geni favorevoli, per l'altra metà dipende da fattori esterni. Per parte mia, credo che i geni non mi abbiano molto favorito, perché sono un tipo che tende un po' alla depressione. Ma credo di aver avuto fortuna circa i fattori esterni, e faccio il possibile perché tale 50 per cento resti vivace e mi aiuti a tirare sera con soddisfazione.

In foto, la felicità di alcuni miei colleghi, docenti alla 'Vidoletti', in gita a Torgnon.

Entusiasmo


Tutti noi incontriamo personaggi minori, che ci rallegrano la giornata. Soprattutto perché hanno una carattreirstica: sono degli entusiasti. Uno di questi, per me, è il mitico maestro Maurizio Capitanio. Siamo al Palù di Chiesa Val Malenco, una settimana fa. Nella foto Novario, lo sto riprendendo, perché è un mito. E' di Schilpario, ai piedi della Presolana. E' un bergamasco dal fisico granitico. Infatti, come si potrà notare, è in maglietta, e io l'ho visto a maniche corte, sopra i duemila, anche a molti gradi sotto zero. Ama alla follia lo sci nordico ma soprattutto la vita all'aria aperta. Ama far praticare sport ai ragazzi. Urla al microfono: "Più sport e meno matematica..." Non teme il freddo ("Fa comunque meno male del caldo" sostiene) e si butta nella vita, cercando di tenerne ben saldo il timone. Avercene, di maestri Maurizio!

I due tempi


Osservando questa foto, m'è venuto da pensare che l'uomo spesso volta le spalle a Dio. Il suo tempo non coincide con quello, eterno, del Padre. Poi ho pensato che quando prego sintonizzo il mio orologio con il Suo che, naturalmente, è molto più grande. Chi ha pensato di edificare i campanile sapeva bene che noi siamo distratti, e che abbiamo bisogno di richiami fissi alla trascendeza, visivi e sonori. Noi varesini, che possiamo disporre del campanile del Bernascone, settanta metri di pietra, abbiamo meno scusanti di altri: lassù la croce si vede bene, le campane annunciano...e poi c'è l'orologio, c'è il tempo, peccato, un altro secondo se n'è andato, ecco...un altro e un altro e un altro....saltellano i secondi verso la meta. E' tremendamente prezioso ogni secondo che ci è dato. Rendersene conto è una delle più grandi soddisfazioni della mia età.


Fiori sacri


Sta tornando, nel vento freddo e nel sole di questa serata di marzo, il miracolo della primavera. Fiori sacri perché sacro è il bello. La città si sta preparando a scoppiare di salute dai tanti colori. Anzi, le prime scintille già si avvertono. Si vedono. Dovremmo essere riconoscenti per il regalo di un'altra primavera. Prendiamo fiato, soffiamo sui fiori e lasciamo che i petali galleggino insieme alle farfalle. E per chi non ama la poesia, e dirà che la primavera è anche allergia da pollini, aggiungo: "Hai perfettamente ragione. Pregherò perché il tuo malanno ti condizioni il meno possibile, e ti faccia comunque dire - Primavera d'intorno brilla nell'aria...-"

martedì 4 marzo 2008

Meglio il basket


Mentre l'Inter mi deluce (perso contro il Napoli!), il basket no, e le mie ragazze alla Vidoletti mi hanno fatto sentire importante. Sono campionesse provinciali (vedi foto), anche se la loro avventura nei Giochi Sportivi Studenteschi finirà al Campus: non ci sono soldi e si taglia sulle fasi regionali. Ci si ferma alle provinciali. Vi è poi un'altra notizia, diciamo minore, ma non secondaria. Dopo 27 anni (9838 giorni, per la precisione), cioè da quando mi sono sposato sino ad oggi, non lavo più i piatti. Da ieri è entrata in funzione a casa mia la lavastoviglie. Ho resistito a lungo, poi ho dovuto cedere. 9838 giorni significa circa 20.000 lavaggi di piatti. Calcolando una media di 8 piatti per lavaggio, fa 160.000 piatti, senza contare pentole, bicchieri, posate eccetera. Non è poco.