Mentre l'Inter mi deluce (perso contro il Napoli!), il basket no, e le mie ragazze alla Vidoletti mi hanno fatto sentire importante. Sono campionesse provinciali (vedi foto), anche se la loro avventura nei Giochi Sportivi Studenteschi finirà al Campus: non ci sono soldi e si taglia sulle fasi regionali. Ci si ferma alle provinciali. Vi è poi un'altra notizia, diciamo minore, ma non secondaria. Dopo 27 anni (9838 giorni, per la precisione), cioè da quando mi sono sposato sino ad oggi, non lavo più i piatti. Da ieri è entrata in funzione a casa mia la lavastoviglie. Ho resistito a lungo, poi ho dovuto cedere. 9838 giorni significa circa 20.000 lavaggi di piatti. Calcolando una media di 8 piatti per lavaggio, fa 160.000 piatti, senza contare pentole, bicchieri, posate eccetera. Non è poco.
martedì 4 marzo 2008
sabato 1 marzo 2008
Son salito sul monte
"Son salito sul monte ad incontrarTi/lassù sei più vicino/ritrovo con certezza i Tuoi contorni...": questo è l'incipit di una mia poesia giovanile. La foto invece è di due giorni fa, cime innevate del gruppo del Bernina. Sì, vorrei salire spesso in cima, sulle vette, non tanto per l'impresa sportiva o per il vento o per il sole e l'abbronzatura, o per il panorama o per la piacevole fatica che ti regala lo sport. Vorrei salire per incontrarLo, per ritrovare con maggior certezza i Suoi contorni che qui, a ridosso della piana, più facilmente sbiadiscono.
Una discesa in salita
Eccomi al Palù di Chiesa Valmalenco, giovedì 28 febbraio, 2000 metri, tanta neve e sole. Sono alle Regionali di sci alpino, nordico e snow-board. Qui sono con i miei alunni e con la mia nuova amante (scherzo), la collega Betta Faroni. E' bello riuscire a tornare tutti gli anni, alla fine di febbraio, a Chiesa. Lì ho fatto anche un corso di sci nordico, qualche anno fa, sulla pista del lago ghiacciato di Pian Palù. E amo tornarci soprattutto da quando, due anni fa, febbraio 2006, proprio risalendo con gli sci dal lago, quindi in salita ripida, e cominciata la mia discesa verso la guarigione, dopo un periodo piuttosto aspro ma quanto mai educativo. Una salita che, paradossalmente, si è trasformata in discesa. Lì, nella neve e nel sole, con i miei ragazzi, mi sono detto: "Devo rialzarmi!" Ho piantato i bastoncini nella neve, ho tirato su la testa pesante cercando il Pizzo Bernina e via, verso casa.
martedì 26 febbraio 2008
Una morte vitale
Come qui ho già scritto, sino ad ora ciò che ha contribuito a farmi cambiare di più è stata la sofferenza. Oggi aggiungo (parrà una bestemmia): per fortuna che c'è la morte. Che incombe su di noi e ci invita non solo a vegliare, ma soprattutto a fare. Una veglia operosa. Oggi, tornando in bici da scuola, pensavo a cosa sarebbe l'uomo senza la consapevolezza della fine. Un individuo pigro, svogliato, apatico, senza interessi, senza slancio vitale, senza creatività, senza quella spinta poderosa che dà il desiderio di lasciare qualcosa ai posteri...dovremmo dire: grazie, morte. C'è chi dal pensiero della morte si fa schiacciare, ma credo che la maggior parte degli uomini 'approfittino' della sua esistenza per tuffarsi nella vita, raccattando il più possibile, alcuni per il solo piacere personale, ma molti, forse i più, per essere felici regalando spazi di felicità agli altri, nella consapevolezza che si è tutti sulla stessa barca, destinati ad un identico approdo. Un porto che si dovrà raggiungere, ma intanto si rema il più possibile in direzione contraria. A questo pensavo, pedalando verso casa, intorno alle 14, dopo una mattina di lavoro.
lunedì 25 febbraio 2008
Gioie sportive
A differenza di quanto credono i miei amici, che mi sanno grande tifoso da sempre dell'Inter, le mie più grandi soddisfazioni sportive (a parte le mie di sportivo praticante, che ormai non ci sono più) sono, nell'ordine, le vittorie dei miei alunni della 'Vidoletti' (questa è la squadra di basket femminile, che lunedì 3 marzo, ore 9.30, al Campus, disputerà la finale Provinciale dei GSS contro Lavena Ponte Tresa) e la vittoria della Cimberio basket. Le vittorie dell'Inter (per la verità piuttosto scontate, ormai) sì, mi regalano un po' di gioia, ma è solo una lieve carezza. Mi piace il basket, da giocare e da vedere, soprattutto dal vivo. Al mattino, prima di iniziare le lezioni, devo fare almeno dieci minuti di tiri a canestro, solo, nella palestra della mia scuola, magari con la musica di sottofondo. E devo ammettere che ho raggiunto una certa precisione nel tiro, soprattutto nei tiri liberi. Credo di averne segnati anche trenta o quaranta di fila, senza sbagliarne uno. 'Ciufff'..e la giornata inizia bene.
per il dialogo: carlo.zanzi@tele2.it
Vanagloria?
Ieri pomeriggio sono andato alla presentazione del libro di poesie del mio amico poeta Arnaldo Bianchi, stamani sono andato a Villa Recalcati, alla consegna del Premio Chiara alla carriera a Carlo Fruttero, presente solo in videointervento (vedi foto). Dedico parecchio tempo ai libri: a leggerli, a scriverli, partecipo a presentazioni. L'ambiente nel quale i libri si collocano, il cosiddetto ambiente intellettual-letterario, è ambiguo, non sempre sincero, c'è molta vanagloria, molta apparenza. Ed io, che lo frequento, non posso certo assolvermi totalmente. Ne faccio parte. Non ho certo la faccia tosta di considerarmi un puro, dentro un ambiente per dir così 'corrotto'. A volte ho l'impressione di viverlo con distacco, quasi che -volendolo- potrei farne tranquillamente a me, ma sarà poi vero? Lo frequento da vent'anni. E sempre torna la domanda: sarà, alla fine, solo vanagloria?
giovedì 21 febbraio 2008
La folla ai suoi piedi
Non ha mai avuto folle adoranti, quando giocava a calcio nel Castronno. E nemmeno fuori dallo sport, tanti amici sì, tanto rispetto, ammirazione ma folle no, né è mai andato a cercarsele, lui, il signor Luigi: lavoro, serietà, rispetto e generosità. Senza prosopopea. La folla è arrivata, ai suoi piedi, il giorno del suo funerale, oggi, nel primo pomeriggio. La basilica di San Vittore non ha retto all'urto. Molti in piedi, in piazza San Vittore, sotto un sole pallido, non all'altezza di Luigi Orrigoni. Chi semina raccoglie: lui ha molto seminato, ed è giusto che ora raccolga, in terra e, probabilmente, anche in cielo. Luigi, forse da sempre, o forse un dato giorno della sua vita, ha capito che la modalità per essere più felice passava dalla felicità altrui. Sorridere per aver generato un sorriso. Così s'è messo a spartire i suoi molti beni. Con coraggio, perché ci vuole coraggio non solo a fare l'imprenditore, ma anche a fare del bene. I tiepidi sono tiepidi in tutto. Mentre oggi c'era molto calore, anche nel pallido sole di un febbraio varesino, di lacrime e di applausi, di preghiere e di commozione.
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