giovedì 1 marzo 2012

Illusione


A volte ci illudiamo persino di saper amare. Di saper amare tutti, di saper amare non la persona amata (troppo facile, gratificante) ma chi non può darti nulla in cambio, chi non ti sta propriamente simpatico, chi in qualche modo ti è 'nemico'. Pia illusione. Un istante dopo questa speranza di amore universale, risentiamo nuovamente i battiti spenti di un cuore infermo.

Ettore: 50 anni di Ordine


Caro Ettore, mi giunge la notizia che festeggi i tuoi 50 anni di Ordine dei Giornalisti, e ti verrà consegnato a Milano il doveroso premio. Bravo. Un bel traguardo. La tua vitalità mi è d'esempio. Il tuo amore per Varese idem. Cercherò, nel mio piccolo, di imitarti. Un abbraccio.

in foto: Ettore Pagani (primo a sinistra) alla presentazione del Calandàri dra Famiglia Bosina, che cura da diversi anni. Non è che una delle sue molte passioni.

Gaspare: 50 anni di Ordine


Caro Gaspare, chissà come commenteresti, con la tua verve umoristica, il mio titolo: 50 anni di Ordine. Con una delle tue frasi ad effetto, ecco, me ne viene in mente subito una: 'Umoristi forse si nasce, sicuramente si muore!' Auguri. 50 anni di Ordine dei Giornalisti è un bel traguardo. Se mi va bene, io ci arrivo a 87 anni, mi sa che è dura. Ma ci tenterò. Intanto festeggio te. Un abbraccio.

in foto: Gaspare Morgione, umorista eccelso, alla presentazione del suo ultimo libro 'C'è questa volta' - Fiabe di oggi e di domani per i ragazzi di oggi e di ieri.

mercoledì 29 febbraio 2012

Il vecchietto è in forma


Dopo molti mesi di attesa e di sofferenza, finalmente il mio 'vecchietto' papàmario è stato operato stamani: protesi all'anca. Tutto bene. Devo dire che l'Istituto Humanitas di Rozzano mio ha fatto un'ottima impressione: mi è parso davvero all'avanguardia. E sono rimasto meravigliato nel vedere appese in una saletta d'attesa molte lettere di ex pazienti che ringraziavano per aver trovato un ambiente all'altezza della fama. Lettere giunte da ogni parte d'Italia. Naturalmente quelle di reclamo non le hanno esposte, ovvio, però che qualcuno scriva per ringraziare dell'assistenza ospedaliera ricevuta non credo capiti spesso.

Incontro confortante


Stamattina l'incontro con il Monte Rosa ha reso più agevole la mia trasferta milanese. Prima di essere affiancato e stretto all'angolo da auto e Tir, sempre in esubero, la vista del 'gigante buono' mi ha confortato.

Qualcuno, a Milano


Qualcuno, a Milano, ancora ci crede. Ma anche a Varese: forza Inter!

Il racconto del mercoledì


PREGHIERA BRUCIATA

Ho riposto l’auto in garage. La porta metallica si è chiusa, sbrodolando sull’asfalto del mio cortile un rumore di ferro e un cigolio di ruggine. E’ inverno ma la notte è mite. E’ buio ma non ho voglia di risalire in casa. Mi fermo davanti alla porta che apre la via agli appartamenti. Alzo gli occhi alla volta stellata. E’ sereno, nessuna nuvola a coprire le stelle, che traforano la notte con la loro punta colore dell’oro. I rami spogli dei platani s’allungano verso il niente che è il buio e si perdono nella notte. Poche auto parcheggiate sulla via, tre lampioni mandano una tenue luce color arancio, nessuno per strada, un aereo nel cielo, piccole luci intermittenti giallorosse che scivolano verso le stelle. Rumori di vetture in lontananza, un cane abbaia, altri gli fanno eco. La notte nella mia via periferica brulica di rumori lontani e di pensieri vicini: i miei.
Guardo le stelle da qualche minuto, il collo in tensione fa male, è tempo di tornare con gli occhi alla terra; resisto perché ho bisogno del cielo stellato di questa notte tiepida. Ho bisogno che il cielo mi parli. Non mi basta la voce intossicata del mondo qui in basso. Una fettina di luna galleggia con la gobba non a ponente non a levante: guarda verso di me, guarda verso le nostre tristezze che si comunicano. La chiamano luna che ride.
La nera vastità mi parla di Dio. Un Dio necessario. Lo immagino lassù, grande come il cielo, lo sento, lo vedo nel manto che mi protegge senza soffocarmi.
Ma stanotte la protezione non basta. Vorrei parole chiare, vorrei che sollevasse quel suo mantello colore petrolio e apparisse nel cielo la luce, un sole coi raggi capaci di scrivere parole convincenti. Perché la mancanza che provo deve essere spiegata. Perché il soffrire che sento non è adatto a chi si considera pronto per la felicità. Perché il dolore lavato dal pianto non può reggere a lungo, non sono adatto all’incomprensione di un mistero di privazione. Ma la notte incombe e Dio non risponde. Eppure lo sento, lo immagino e il desiderio di Lui alimenta la speranza che la notte darà un senso al mattino che già si prepara, verso oriente.
‘Dio del cielo stellato e delle mie paure, spalanca il tuo manto e parla al mio cuore’ urlo in silenzio alla luna. E piango, poche lacrime che sostano al limitare degli occhi, per pudore non scivolano verso la bocca, sostano in attesa di una risposta.
Ma la risposta tarda a venire. Arrivano invece lungo la via fari abbaglianti e il fastidio di un rumore che frigge e tossicchia. Luce violenta che incendia e brucia la mia preghiera della sera. Rumore che impedisce di ascoltare.
E Dio, forse, proprio in quel momento ha parlato.