domenica 27 febbraio 2011

Il discorso del re balbuziente

Ieri sera ho visto, al cinema Nuovo, un bel film: 'Il discorso del re'. E' stata anche l'occasione per incontrare, dopo tanto tempo, la mia amica Chiara. Ma a parte ciò, il film narra la vicenda di Giorgio VI, re d'Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale. Afflitto da balbuzie, il sovrano ha dovuto giocoforza guarire, e lo ha fatto grazie all'aiuto di un esperto senza titolo accademico. Fra le altre cose, ho pensato che nella vita non sempre capita di dover seguire, in fila indiana, come sullo skilift, la comodità del tran tran quotidiano. A volte -per forza ma quasi sempre per scelta- si apre la possibilità di un cambiamento, che vuole rischio, di fronte al quale siamo balbuzienti. E spesso scantoniamo, facendoci trainare dal piattello dello skilift, dove si sta comodi, ma la direzione è solo quella.

Nell'erba alta

Non riesco a dimenticare l'orrore, per la morte della giovane Yara Gambirasio, trovata nell'erba alta, vicino al fiume Brembo. Chi mi conosce sa che non farei male ad una mosca. In verità le mosche, d'estate, se mi danno fastidio, le ammazzo. Ebbene no, non riesco a perdonare chi fa del male ad una giovane vita. Il mondo non può sopportare una tale devianza.

sabato 26 febbraio 2011

Elena e Pippo

Strepitosa medaglia d'argento per una italiana (mai successo prima) ai mondiali di salto dal trampolino. L'impresa è stata compiuta ieri ad Oslo da Elena Runggaldier, 20 anni, di Santa Cristina, perla della Val Gardena, la Varese delle Dolomiti, paese che conosco molto bene. Elena ha dedicato il suo salto d'argento a Simona Senoner, compagna di squadra, morta tragicamente a 17 anni per un'infezione virale fulminante. Ma un pezzetto di dedica Elena lo riserva anche ad un varesino, Pippo Gazzotti (a destra nella foto, insieme all'amico Nini Bossi). E' stato lui, anni fa, quando era tecnico federale in Fisi, a proporre ad Elena e ad altre ragazze l'avventura del salto dal trampolino. E la verità della mia asserzione è contenuta in un messaggio, giunto oggi sul cellulare di Pippo, scritto proprio da Elena. "...Pippo, dimenticavo una cosa importantissima: ricordi ai tempi quando eravamo in squadra insieme? ...sullo Stelvio? ...in raduno? Ricordo perfino la stanza in cui eravamo quando tu mi dicesti del salto femminile...sei tu che hai fatto partire questa bellissima avventura nostra...Te ne sono grata!" Bravo, Pippo, hai avuto un'intuizione d'argento!

venerdì 25 febbraio 2011

Prova dell'esistenza di Dio

Se mi chiedessero: "Tu che dici di credere, dammi un' eloquente prova dell'esistenza di Dio" non avrei dubbi. Risponderei: "Una qualsiasi cima delle dolomiti."

in foto: Dolomiti di Brenta dal passo Vezzena. Da sinistra: cima D'Ambienz, cima Tosa, Torre di Brenta, Campanile Alto.

giovedì 24 febbraio 2011

La conferma

Il solo modo, a mio avviso, per superare almeno in parte i miei dubbi di fede, è la conferma -nell'esperienza quotidiana- di ciò che spero e chiedo nella preghiera. Altra via non c'è, per me, per credere con più convinzione. Assolutamente non la strada della ragione, dell'approfondimento, della studio. Per quella via mi sono perso, confuso. Attendo segni, piccoli 'miracoli' , la coincidenza letta come provvidenza, e in questa attesa vigilerò con più attenzione. Certo, non saprò mai se il Dio che mi risponde è il Dio di Gesù Cristo, ma il sapere che un Padre buono veglia sulla mia pochezza è già moltissimo.

signore delle cime

C'è il Signore delle cime (con la Esse maiuscola), che è il Dio del cielo, e c'è il signore delle cime (esse minuscola) che è il mio amico Enrico Piazza. Dopo aver visto le mie foto montane sul blog, si è premurato di aggiornarmi sul nome delle cime, che si vedono in fondo al panorama. Si tratta delle Dolomiti di Brenta, e per la precisione, da sinistra (con la forma tipica piatta) la Cima Tosa, poi il dente centrale è il Campanile alto, poi abbiamo la Catena degli Sfulmini e infine, imponente, la Cima Brenta. Grazie, Enrico, noto consulente di chi va in montagna e chiede lumi (fra gli altri, il noto fotografo Carlo Meazza). Dare il nome alle cose è importante. Perdono indeterminatezza e diventano più familiari. Lo spettacolo è più preciso. Più gratificante.

mercoledì 23 febbraio 2011

Sapori d'infanzia

Di solito non mangio mai la pasta condita col burro. Direte: chi se ne frega! Giusto: continui solo chi è interessato. Di solito la pasta la condisco con olio o sugo. Oggi invece, dopo anni, l'ho condita col burro. E subito mi sono rivisto bambino. Con mia mamma che diceva a noi 4 fratelli: "Mi raccomando, fate sciogliere bene il burro, girate la pasta!" e invece io facevo finta di niente, non giravo la pasta e mi gustavo il pezzetto di burro, un po' tiepido ma freddo ancora al centro, un dolce sapore, di pochi attimi, che ritenevo più desiderabile rispetto al dover mangiare poi la pasta scondita. Oggi, vinto dalla saggezza dell'età, ho fatto sciogliere bene il burro, ma quel saporino l'ho risentito, l'ho rigustato.

in foto: paioli in rame da 1000 litri, per la produzione di burro e formaggio. Caseificio di Asiago.