martedì 2 novembre 2010

Condizionale

Chi toglie il condizionale alla fede vive di certezze, non di speranza. Ma nessuna evidenza s'addice alla fede.

In alto

Bisogna salire: nei pensieri e nel passo, nelle aspirazioni e nelle speranze. Dall'alto tutto brilla di più.

foto: controluce dai Pizzoni di Laveno, vela sul lago Maggiore

lunedì 1 novembre 2010

Cristiano della domenica

Si usa dire 'cristiano della domenica' a chi vive la fede solo come partecipazione alla Messa festiva. Un cristiano all'acqua di rose, insomma. Credo di meritarmi anch'io questo titolo, ma non nel senso su esposto. Per me l'esperienza di fede coinvolge tutta la vita, ogni ora. La mia preghiera non è certo solo festiva. E allora, perché? Perché per la fede nel Signore Risorto non mi consumo certo come San Carlo Borromeo (in foto, una sua statua a Roma), non spezzetto certo la mia vita a favore dei mie fratelli come le nostre nonne e mamme facevano con il sapone di Marsiglia, a scaglie nell'acqua del bucato. Dalla fede prendo il meglio e il più comodo: la preghiera (cioè l'affidamento ad un Altro, che risolva lui i problemi) e la speranza nella Vita Eterna. Tutto il resto è vissuto in modo molto meno radicale. Per non parlare della missionarietà, cioè della diffusione della dottrina, aspetto pastorale che San Carlo viveva in sommo grado. Potrei testimoniare più che altro dubbi. Spero di fare qualcosa in più con la mia vita.

Come una statua

Mi piace paragonare la stesura di un romanzo con la realizzazione di una statua. Prima si modella la forma completa in maniera grezza, e poi la si rifinisce. Una statua non di marmo, dove è possibile lavorare solo per sottrazione (e qui sta la grandezza, ad esempio, di Michelangelo), ma di argilla, di creta, dove (almeno penso, non sono un esperto) si può togliere ma anche aggiungere. Spesso con un testo lungo è opportuno potare, limare (non lo si fa mai abbastanza), ma a volte è necessario ampliare, completare, arricchire.

in foto: un'opera del mio amico scultore Antonio Quattrini

Il 'mio' Santo

La nostra Diocesi ha deciso di dedicare a San Carlo Borromeo un'attenzione particolare in questo anno pastorale, cadendo il quarto centenario della sua canonizzazione. Credo che mi soffermerò anch'io ad approfondire la figura di questo Santo, anche perché porto il suo nome e lo ricordo fisicamente (almeno per ciò che riguarda il naso!); non gli somiglio certo nel suo rigore morale, nella sua fede indubitabile, nella radicalità delle sue scelte di vita. Ho quindi da imparare. San Carlo morì a 46 anni, nel 1584, letteralmente consumato dalla sua frenetica attività, volta al bene della Chiesa e dei fratelli. Nota è la sua frase, sul letto di morte: "La candela, per far luce, deve consumarsi."

domenica 31 ottobre 2010

SuperCimberio

Una partita che vale il prezzo dell'abbonamento quella di ieri sera al PalaIgnis. Battuta la capolista Siena 87 a 86. Ora racconto: partenza razzo della Cimberio, e sempre in testa sino a metà gara. All'intervallo, come d'abitudine, vado a salutare il saggio ed espertissimo Augusto Ossola, che dice: "Non è più Siena dell'anno scorso. Sì, vince ma di 5, 6, 7 punti, non di 20." Mi fa intendere che l'impresa non è assurda. Ma Siena recupera e si porta a + 8 a 7 minuti dalla fine. Varese dà la solita impressione: un po' claudicante, un po' sprecona, un po' geniale, un po' incerottata, sempre pronta a risorgere dalle sue ceneri. Così alterne vicende (ed errori arbitrali di qua e di là) ci conducono all'insperato pareggio, 86 a 86, a 14" dalla fine. Ma la palla è nostra, e finisce a Ronald Slay, classe 1981, 203 cm per 105 kg di muscoli e di ciccia. Sculetta sotto canestro, cerca di risalire dagli abissi ma la muraglia senese è impenetrabile, si sbilancia all'indietro, sta per cadere (non si sa se spinto o per finta) lancia la palla che -naturalmente- non entra. Ma gli arbitri hanno deciso: sarà fallo per noi. A 1 centesimo dalla fine del match. Tocca a Slay risolvere la questione. Il primo libero va sul ferro. Parte il secondo. La sfera galleggia in aria, la parabola è un lento roteare della palla verso la retina, che la accoglie come una sposa. Siena, con un centesimo di secondo, può solo costruirsi una lacrima.

in foto: Slay è il numero 35, ma la citazione d'obbligo è anche per Jobey Thomas, numero 11, 21 punti alla fine, triple micidiali. Bravi tutti. Quando si vince, gli errori non s ricordano più.

Abbracci

Abbiamo bisogno, sempre, di abbracciare e di essere abbracciati. Le storie d'amore finiscono per carenza d'abbracci.