Grazie alla collaborazione di mio fratello Marco, ecco una foto recente di mio zio Bruno (vedi post sotto), al lavoro per realizzare un plastico, utilizzato per i suoi interventi di restauro al Castello Visconteo di Pavia. Fra i suoi molti lavori per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, va segnalato il restauro della chiesetta di Santo Stefano a Bizzozero. Come mia madre, anche lui amava la sua città. Io ho senz'altro preso da loro. lunedì 5 gennaio 2009
Al Castello Visconteo
Grazie alla collaborazione di mio fratello Marco, ecco una foto recente di mio zio Bruno (vedi post sotto), al lavoro per realizzare un plastico, utilizzato per i suoi interventi di restauro al Castello Visconteo di Pavia. Fra i suoi molti lavori per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, va segnalato il restauro della chiesetta di Santo Stefano a Bizzozero. Come mia madre, anche lui amava la sua città. Io ho senz'altro preso da loro. domenica 4 gennaio 2009
Zio Bruno

Il 4 gennaio 1978 moriva mio zio Bruno Ravasi, fratello di mia mamma Ines. Non avendo sue foto recenti, ecco una sua immagine giovanile. Essendo nato nel 1911, ed essendo lui il bimbo in piedi sulla sinistra, la foto sarà del 1916-17. Infatti mio nonno Battista è in tenuta militare, poi c'è mia nonna Angela, mia zia Ines (che morirà a vent'anni) e l'altro mio zio Mario. Manca mia madre, che nascerà nel 1928 e si chiamerà Ines, proprio perché nata per far dimenticare la morte della sorella.
Zio Bruno: un grande architetto, un artista, un intellettuale, un uomo geniale e sfortunato, esigentissimo con se stesso e con gli altri, amante della sua Varese, per la quale si è speso sino all'ultimo.
E poi era il mio padrino di battesimo. Io infatti mi chiamo Carlo Bruno Luigi (perché la madrina era Luisa Carimali, mia zia, moglie di Mario).
Se n'è andato, mio zio Bruno, in una fredda mattina di gennaio, probabilmente insoddisfatto di come gli era andata la vita. No, non è così che si deve morire. Già la morte è un'ingiustizia, che almeno si lasci la scena in pace con se stessi e con il mondo.
Il dolore
Parlavo stamani a Brinzio con il papà di una mia alunna. Si lamentava: "Mi fa male la coscia...a non allenarsi mai...ma io continuo lo stesso, magari passa." Spesso chi fa troppo sport, o chi ne fa troppo poco ed esagera, ha qualche dolore. Molti continuano 'sul dolore', come si suol dire. Non sono affatto d'accordo. Il dolore è un segnale d'allarme, dobbiamo piantarla lì, altrimenti peggioriamo la situazione. Dobbiamo rispettare il nostro corpo (dobbiamo rispettarci, perché noi siamo un corpo, non è che abbiamo un corpo), siamo noi che dobbiamo piegarci a lui, andargli dietro, dargli retta. Con la volontà facciamo solo guai. La forza di volontà non fa passare uno stiramento, un principio di artrosi al ginocchio, una lieve distorsione tibio-tarsica. Dobbiamo avere l'umiltà di fermarci, in attesa di tempi migliori.
Il senatore
sabato 3 gennaio 2009
L'avere al servizio dell'essere
L'avere è al servizio dell'essere, e la felicità rientra nella categoria dell'essere. E' più semplice avere soldi che essere felici. La felicità è più ricercata, più nobile, ben più raffinata dei soldi. Non mi sorprendo affatto di ciò che leggo su Varesenews, e cioè che Varese (statistica de Il Sole 24 Ore) guadagna posizioni in quanto a benessere, eppure i varesini hanno un indice di insoddisfazione fra i più alti d'Italia (92° posto su 103 Province). E non c'è neppure bisogno di scomodare Daniel Kahneman, premio Nobel per l'Economia, che sostiene: "C'è scarsa correlazione fra redditi e felicità."
La felicità è somma di equilibri; la felicità è consapevolezza e accettazione del limite; la felicità dipende da noi ma insieme ha bisogno delle felicità di coloro che ci stanno vicino. La felicità è rara, preziosa. Non è la norma. Per questo, quando arriva, dobbiamo gustarla sino all'ultima goccia.
In foto: riflessi sul laghetto di Brinzio
venerdì 2 gennaio 2009
Gli altri
giovedì 1 gennaio 2009
2009 con botto
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