Eccomi al Palù di Chiesa Valmalenco, giovedì 28 febbraio, 2000 metri, tanta neve e sole. Sono alle Regionali di sci alpino, nordico e snow-board. Qui sono con i miei alunni e con la mia nuova amante (scherzo), la collega Betta Faroni. E' bello riuscire a tornare tutti gli anni, alla fine di febbraio, a Chiesa. Lì ho fatto anche un corso di sci nordico, qualche anno fa, sulla pista del lago ghiacciato di Pian Palù. E amo tornarci soprattutto da quando, due anni fa, febbraio 2006, proprio risalendo con gli sci dal lago, quindi in salita ripida, e cominciata la mia discesa verso la guarigione, dopo un periodo piuttosto aspro ma quanto mai educativo. Una salita che, paradossalmente, si è trasformata in discesa. Lì, nella neve e nel sole, con i miei ragazzi, mi sono detto: "Devo rialzarmi!" Ho piantato i bastoncini nella neve, ho tirato su la testa pesante cercando il Pizzo Bernina e via, verso casa.
sabato 1 marzo 2008
martedì 26 febbraio 2008
Una morte vitale
Come qui ho già scritto, sino ad ora ciò che ha contribuito a farmi cambiare di più è stata la sofferenza. Oggi aggiungo (parrà una bestemmia): per fortuna che c'è la morte. Che incombe su di noi e ci invita non solo a vegliare, ma soprattutto a fare. Una veglia operosa. Oggi, tornando in bici da scuola, pensavo a cosa sarebbe l'uomo senza la consapevolezza della fine. Un individuo pigro, svogliato, apatico, senza interessi, senza slancio vitale, senza creatività, senza quella spinta poderosa che dà il desiderio di lasciare qualcosa ai posteri...dovremmo dire: grazie, morte. C'è chi dal pensiero della morte si fa schiacciare, ma credo che la maggior parte degli uomini 'approfittino' della sua esistenza per tuffarsi nella vita, raccattando il più possibile, alcuni per il solo piacere personale, ma molti, forse i più, per essere felici regalando spazi di felicità agli altri, nella consapevolezza che si è tutti sulla stessa barca, destinati ad un identico approdo. Un porto che si dovrà raggiungere, ma intanto si rema il più possibile in direzione contraria. A questo pensavo, pedalando verso casa, intorno alle 14, dopo una mattina di lavoro.
lunedì 25 febbraio 2008
Gioie sportive
A differenza di quanto credono i miei amici, che mi sanno grande tifoso da sempre dell'Inter, le mie più grandi soddisfazioni sportive (a parte le mie di sportivo praticante, che ormai non ci sono più) sono, nell'ordine, le vittorie dei miei alunni della 'Vidoletti' (questa è la squadra di basket femminile, che lunedì 3 marzo, ore 9.30, al Campus, disputerà la finale Provinciale dei GSS contro Lavena Ponte Tresa) e la vittoria della Cimberio basket. Le vittorie dell'Inter (per la verità piuttosto scontate, ormai) sì, mi regalano un po' di gioia, ma è solo una lieve carezza. Mi piace il basket, da giocare e da vedere, soprattutto dal vivo. Al mattino, prima di iniziare le lezioni, devo fare almeno dieci minuti di tiri a canestro, solo, nella palestra della mia scuola, magari con la musica di sottofondo. E devo ammettere che ho raggiunto una certa precisione nel tiro, soprattutto nei tiri liberi. Credo di averne segnati anche trenta o quaranta di fila, senza sbagliarne uno. 'Ciufff'..e la giornata inizia bene.
per il dialogo: carlo.zanzi@tele2.it
Vanagloria?
Ieri pomeriggio sono andato alla presentazione del libro di poesie del mio amico poeta Arnaldo Bianchi, stamani sono andato a Villa Recalcati, alla consegna del Premio Chiara alla carriera a Carlo Fruttero, presente solo in videointervento (vedi foto). Dedico parecchio tempo ai libri: a leggerli, a scriverli, partecipo a presentazioni. L'ambiente nel quale i libri si collocano, il cosiddetto ambiente intellettual-letterario, è ambiguo, non sempre sincero, c'è molta vanagloria, molta apparenza. Ed io, che lo frequento, non posso certo assolvermi totalmente. Ne faccio parte. Non ho certo la faccia tosta di considerarmi un puro, dentro un ambiente per dir così 'corrotto'. A volte ho l'impressione di viverlo con distacco, quasi che -volendolo- potrei farne tranquillamente a me, ma sarà poi vero? Lo frequento da vent'anni. E sempre torna la domanda: sarà, alla fine, solo vanagloria?
giovedì 21 febbraio 2008
La folla ai suoi piedi
Non ha mai avuto folle adoranti, quando giocava a calcio nel Castronno. E nemmeno fuori dallo sport, tanti amici sì, tanto rispetto, ammirazione ma folle no, né è mai andato a cercarsele, lui, il signor Luigi: lavoro, serietà, rispetto e generosità. Senza prosopopea. La folla è arrivata, ai suoi piedi, il giorno del suo funerale, oggi, nel primo pomeriggio. La basilica di San Vittore non ha retto all'urto. Molti in piedi, in piazza San Vittore, sotto un sole pallido, non all'altezza di Luigi Orrigoni. Chi semina raccoglie: lui ha molto seminato, ed è giusto che ora raccolga, in terra e, probabilmente, anche in cielo. Luigi, forse da sempre, o forse un dato giorno della sua vita, ha capito che la modalità per essere più felice passava dalla felicità altrui. Sorridere per aver generato un sorriso. Così s'è messo a spartire i suoi molti beni. Con coraggio, perché ci vuole coraggio non solo a fare l'imprenditore, ma anche a fare del bene. I tiepidi sono tiepidi in tutto. Mentre oggi c'era molto calore, anche nel pallido sole di un febbraio varesino, di lacrime e di applausi, di preghiere e di commozione.
mercoledì 20 febbraio 2008
Ciao, Luigi
Io gli avevo detto che era arrivato il tempo di scrivere la sua storia di imprenditore di successo, Mister Tigros, uomo dai molti soldi, che aveva imparato a spartire con chi era nel bisogno. E lui, Luigi Orrigoni, s'era messo a ridere: "No, non è il caso, meglio scrivere la storia dell'Esselunga o dell'Iper. E poi c'è tempo..." Ma si sa che il tempo c'è quando c'è, bisogna giocare d'anticipo, fregarlo priama che sia lui a fregarci. Ma in fondo a lui non interessava scrivere le vicende di un uomo di successo: era anche schivo, ma insieme molto orgoglioso della sua famiglia e della sua riuscita commerciale. Perché gli permetteva di dare con generosità, a chi non aveva avuto la sua fortuna. La città di Varese gli deve molto, e anch'io, che pure l'ho conosciuto solo negli ultimi anni. In foto ho fissato Luigi, felice, qualche tempo fa, che mostra il libro su Don Tarcisio Pigionatti, uno di quelli della sua collana 'Varesini Illustri', edita da Macchione. E ora bisognerà pensare anche al varesino illustre Luigi Orrigoni, perché non può andarsene così, in sordina.
martedì 19 febbraio 2008
Vent'anni in trenta libri
Il 24 marzo del 1988 usciva il mio primo libro, PAPA' A TEMPO PIENO. Sono trascorsi vent'anni, vent'anni e trenta libri pubblicati. Così ho pensato di ritagliarmi, nel 2008, un piccolo spazio per ricordare questi due decenni di scrittura. Non è un bilancio definitivo (almeno lo spero) ma è già una tappa, un percorso, un tratto abbastanza lungo di strada. Probabilmente la data sarà venerdì 13 giugno: una serata con gli amici, che per la maggior parte coincidono anche con i miei lettori. Ma siccome ho molti amici, ho anche molti lettori. Rischia di diventare un momento autocelebrativo? Probabilmente sì, dipende anche da come è organizzato. Ma io resto fedele al motto del mio amico Luigi Vaj, che diceva: "Chi vuole va, chi non vuole mandi." E poiché io voglio ricordare questo ventennio, vado. E se c'è qualcuno che mi segue, tanto meglio.
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