lunedì 11 febbraio 2008

Il digiuno


Finisce il Carnevale e inizia la Quaresima. E il primo vangelo quaresimale si riferisce proprio a Satana e alle sue tentazioni. Ma non è del mistero del male che vorrei scrivere, anche se su di lui ho scritto molto (mai pubblicato) e anche il mio racconto lungo L'ULTIMO NEMICO (cioè la morte) era nato come IL NEMICO (cioè il diavolo). Troppo mistero intorno a lui. Preferisco scrivere di digiuno. Sono un estimatore del profeta Isaia, che ci avverte: "Non è questo il digiuno che cerco (cioè la rinuncia al cibo o l'usare sacco e cenere per letto..." ma ciò che vale, come segno di conversione, sono le opere di carità. Concordo. Rinunciare al cibo dovrebbe essere un segno di una conversione interiore, ma (almeno nella mia esperienza) è stato mezzo di cura dimagrante, oppure motivo di rabbia interiore, di fatica a capirne il senso, tanto che non ero per nulla disponibile all'amore fraterno, e aspettavo solo che morisse il venerdì, per poter mangiare. Meglio la carità fraterna, a stomaco pieno, condividendo il pane con chi non ce l'ha. Secondo me si può mangiare tanto e considerare il cibo per ciò che è (anzitutto una necessità e poi, in subordine, anche un piacere) oppure digiunare e considerare il cibo il centro del proprio pensiero.


per il dialogo: carlo.zanzi@tele2.it

domenica 10 febbraio 2008

Niente sesso né politica


Come sanno i miei lettori, qui scrivo di tutto un po', ma non credo che parlerò mai di sesso e politica, almeno in senso personale. Qui probabilmente rimarrete all'oscuro (come è in controluce il carro di carnevale, nella foto scattata ieri al Carnevale Bosino). Perché niente politica? In pochissimi sanno per chi voto. E' una scelta precisa fatta quando ho cominciato a seguire il Consiglio comunale, come giornalista, per il settimanale Luce. Non volevo che i miei articoli venissero giudicati, travisati, letti col preconcetto di chi sa per chi voti. Ora su Luce non scrivo più, ma mantengo il segreto. Non sono un politico di professione, quindi posso permettermelo. Ho l'impressione che se uno sa per chi voti si crea un pregiudizio, che può guastare i rapporti. Non mi va. Non sono tenuto a dirlo e non lo dico. E ogni tanto mi diverto sentendo chi fa ipotesi sulla mia tendenza politica, sbagliando clamorosamente. So che non tutti la pensano come me, se ne può discutere, ma devo dire che mai come in questo periodo della mia vita provo un velo di sconforto, sentendo i nostri personaggi d'alto profilo politico. Ma andrò a votare, il prossimo 13 aprile. E' un mio diritto-dovere e lo assolverò. Del resto provo una sincera ammirazione verso chi si butta in politica, con nobili ideali. Ma ce ne sono? Sì, penso di sì.

ps E del sesso? Se è il caso, ne parlerò un'altra volta.

Settima Brinziobianca


Stamani ero un po' indeciso, ma poi mi sono detto: "Come si può rinunciare alla Brinziobianca?" Così sono partito e sono stato contento. Una settantina i partenti, 15 km, tre giri, pista ottima, ho fatto più o meno il mio miglior tempo (poco più di un'ora) ma non ho ancora il tempo cronometrico esatto. In più, pur facendo fatica, mi sono goduto il panorama e lo scintillio della neve. Sono arrivato fra gli ultimi, ma ciò che conta è il tempo. Due anni fa, che ero più allenato di oggi, ero arrivato 64° e ne avevo lasciati indietro una quarantina: peccato che oggi mancavano proprio quei 40 che erano arrivati dopo di me! Il sindaco di Brinzio, il mio amico Sergio Vanini, ha avuto il coraggio di dirmi, dopo il primo giro: "Ritìrati!" Lui, lì col cappotto, inetto alla fatica e alla gioia sportiva. In foto Alberto Zuffi (davanti) e Pippo Gazzotti (dietro), fra coloro che hanno lavorato ore ed ore per rendere ottima la pista e per regalarci una domenica da ricordare. A loro il mio grazie.

ps I miei amici Riccardo Prando ed Enrico Piazza mi hanno sonoramente battuto, ma lo sapevo. Ora li attendo in piscina, dentro la neve liquida dove so di poterli battere.

per il dialogo: carlo.zanzi@tele2.it

Carnevale


Sabato grasso di colori e rumori e allegria. Io ci sono andato in centro Varese, non più con le mie bambine (ora troppo cresciute), da solo, per scattar foto e per respirare un po' di pazzia. Di esagerazione. Una delle poesie in dialetto che ho scritto e che preferisco si intitola proprio Carneval. E' nata qualche anno fa vedendo Caterina (la mia ultima bambina), vestita da fatina, allegra nel cuore della festa, sguazzare fra coriandoli e stelle filanti. La scrivo un po' in dialetto e un po' in italiano. 'Varese, coperta nel sabato grasso, pitturata e gioiosa come Arlecchino, tira avanti i suoi carri e la baldorio: Re Bosino, Pin Girometta, un zoppo, una strega. In piedi, senza maschera e trombetta, vestito con i soliti abiti, come ieri, vardi curiùus la matàna du la gent, mia bun da fass vidè senza ritegn. La bambina, alta come una zucca, smorza la corsa. Prende fiato, scappa via e poi torna qui. Na brencava da curiandul l'è par mi, gioia seca, carèza d'alegria.' Ecco, ogni tanto avrei bisogno di far qualcosa senza 'ritegno', ma non ne sono capace. E ogni tanto fa bene prendere in faccia i coriandoli dei bambini, che sono gioia secca, una carezza di allegria.

venerdì 8 febbraio 2008

La pensione


A occhio e croce, mi dovrebbero mancare sette, otto anni alla pensione. Mamma, come sono vecchio! Ma in realtà in pensione ci sono già, da tempo. Nel senso che da anni evito un ragionamento, che mi pare non improntato alla saggezza. Il pensiero che si esprime in un: "Dopo...questo lo farò quando andrò in pensione..." E così il beato (ipoteticamente beato) tempo della pensione s'inzuppa di ogni ben di Dio, è lì ad attendere, finalmente, la realizzazione dei nostri ultimi sogni. Ma perché mai, se lo si può, si deve rimandare? E non lo dico solo perché a quel tempo uno potrebbe non arrivarci mai. O arrivarci malconcio. Chi lo dice che ciò che oggi ci fa piacere allora avrà lo stesso valore? Io non sto lasciando nulla per il tempo della pensione. Persino le Mie Memorie le sto già scrivendo, in tutto ciò che continuo a mettere nero su bianco. (in foto, alla presentazione del mio ultimo libro su Padre Adelio Lambertoni, con l'amico Gianni Spartà)

Il tempo e il denaro


Si dice: "Il tempo è denaro." Ma io preferisco parlare del tempo e del denaro. Non mi sono mai fatto prendere dalla smania dei soldi. Credo sia stato un bene. Prima ho preferito dare tempo alle figlie, quando erano piccole. Poi ad attività poco o per nulla remunerate, ma gratificanti. Tanti miei colleghi riempiono le ore di doppi e tripli lavori. Si sa: i soldi non bastano mai. Poco importa se non resta il tempo per goderseli, questi soldi. Sarò egoista (giudicherà il buon Dio) ma stamani, prima di andare a scuola, ho gustato il sole che indorava le cime del Chiusarella e della Martica, poi ho sciato un'oretta al Brinzio e m'è restato anche il tempo di scattare la foto che vedere: le prime primule e le gemme delle ortensie. Qualcuno penserà che sono un perditempo: pensiero lecito. La felicità non ha prezzo. La felicità, spesso, è gratis. Ma bisogna darle tempo.

lunedì 4 febbraio 2008

Il dubbio


La foto mi pare significativa, perché il dubbio è un po' come una nebbia, la vista s'appanna, la strada è meno chiara. Per molti anni sono stato il giovane delle certezze, dubbi ne avevo pochi anche perché mi ponevo poche domande. Meglio, scantonavo i dubbi perché mettono in crisi. Poi le cose sono cambiate. Il dubbio un po' toglie e un po' dà. Toglie lo slancio della sicurezza di chi, appunto, non ha dubbi e può andare dritto per quella strada, chiamando a raccolta altra gente che gli faccia compagnia. Ma il dubbio aumenta la tua quota di solidarietà, di empatia verso il genere umano, che spesso non la pensa come te, e sovente cammina a fatica nella nebbia di questo esistere non sempre convincente. Il dubbio sistematico deprime, ma l'esatto opposto è l'integralismo fanatico, che non è da meno. Anzi.