Tramonto sul lago Maggiore, ieri sera. Eremo di Santa Caterina del Sasso. Occasione: Premio Chiara, conferenza stampa per comunicare la terna dei finalisti. Faccio parte delal giuria dei cosiddetti 'grandi lettori', quella che ha scelto la terna. Dovrei essere lieto, perché sono usciti i miei tre nomi: Luca Ricci (L'amore e altre forme d'odio), Ilaria Bernardini (La fine dell'amore), Francesco Pecoraro (Dove credi di andare). Sono incantato soprattutto dal tramonto, che mi regala Dio e tutto il positivo che si possa immaginare. In quanto alle raccolte di racconti in questione, e alla narrativa in generale, provo invece tristezza. Se dovessi attingere l'elan vital da lì, probabilmente dall'Eremo mi butteri giù, entro i riflessi del lago. Sia i trentenni che i quarantenni che i cinquantenni e più su non sanno che comunicarci tristezza, angoscia, delusione, fallimento, quando non la ricerca dell'assurdo, dell'astratto, dell'anomalo, oppure la resa alla sola novità stilistica, forma senza alcuna sostanza. Dio mio, possibile che non si sappia più descrivere con arte l'incanto di un tramonto? La bellezza di un amore non necessariamente tradito? Un qualche senso positivo a questa vita che siamo costretti a vivere, e che pure può essere vissuta come dono che fa molto piacere ricevere?
venerdì 22 giugno 2007
martedì 19 giugno 2007
Mister Gianni, romanziere
Dato che è noto anche, e soprattutto, per il suo 'Mister Ignis', che sia Mister Gianni, cioè Gianni Spartà, che pubblica a tambur battente. L'amico Gianni Spartà mi autografa il suo ultimo libro, scrivendo: 'A Carlo, narratore insigne, con affettuosi, ciclistici pensieri' Troppo buono Gianni, e senz'altro buono è il suo volume. Dico senz'altro perché vado in fiducia, non avendolo ancora letto, ma la fiducia è ben riposta. Il suo 'Romanzo industriale' edito da Macchione, curato graficamente da Claudio Benzoni, narra la vicenda di 37 industrie varesine. Poche pagine per ogni realtà imprenditoriale, una bella foto in bianco e nero, in sintesi c'è tutto, con lo stile alla Spartà, dove la bella, originale scrittura si sposa con la certezza della documentazione e la curiosità del giornalista. Del resto Gianni cita, all'inizio del libro (che dedica a sua madre e a suo padre), Ugo Ojetti: "Il giornalista è il solo scrittore che, quando prende in mano la penna, non spera nell'immortalità. Basta questo per amarlo." Gianni (ritratto in foto da Silvia D'Ambrosio) certo, con questo libro, non diventerà immortale, ma ai mortali ha fatto un buon servizio.
lunedì 18 giugno 2007
Don Angelo quarantenne
Don Angelo Morelli (qui con il mio caro amico Marco Riganti) fa 40 anni di Messa, essendo stato ordinato sacerdote il 28 giugno del 1967. Da qualche anno ci si ritrova a giugno, lui (ora parroco ad Arluno) e noi, suoi amici della Comunità Shalom. Così è stato domenica scorsa, al Lazzaretto. Credo che -tenuto naturalmente conto dell'azione imperscrutabile dello Spirito- tutti noi della Shalom si debba molto a don Angelo, perché quel Gruppo Giovanile Parrocchiale, nato a Biumo Inferiore nel 1970, ebbe vita grazie al suo desiderio d'essere prete fra i giovani, educatore sino all'impopolarità, rischiando, e non solo durante le passeggiate nei paradisi montani della Val Gardena e di San Martino di Castrozza. Il tempo smussa le vette e addolcisce il paesaggio, rendendolo collina. E oggi è bello camminare, ripercorrendo ciò che è stato e che ancora permane, nella gioia di una vita che, comunque, al di là di ogni difficoltà, pare abbia un senso, un destino, un progetto e una meta. E chi ne gioiesce di più pare proprio essere lui, don Angelo da San Giorgio su Legnano, uomo della 'bassa' che ha trascorso nel nord della nostra provincia i suoi anni migliori.
domenica 17 giugno 2007
Pierluigi dal barbiere
In foto vedete il dottor Pierluigi Tamborini. E' un mio caro cugino, giornalista a Treviso. I suoi genitori, Maria e Carletto, sono stati fra i miei zii migliori. E ricordarli è gioia e nostalgia. Dopo anni ho rivisto Pierluigi. Ai tempi del Liceo, lui mi dava lezioni di latino e greco, e mi mi ostinavo, affinché imparasse a suonare la chitarra e a cantare le canzoni di De Andrè. Ma cantare e suonare non erano il suo mestiere...mentre ha dimostrato di essere un ottimo giornalista e ora anche scrittore. Eccolo col suo primo libro, 'Il barbiere di Treviso', sottotitolo 'La vita quotidiana in una città della Serenissima tra Sei e Settecento', libro scritto insieme a Sante Rossetto. Edito da Cierre Edizioni-Canova, la storia parte da un diario precisissimo, redatto da un barbiere, appunto il barbiere di Treviso. A chi ama la storia, e vuol fare una capatina nel Veneto fra Sei e Settecento, il mio cugino Pierluigi ha fatto un bel regalo.
sabato 16 giugno 2007
Quel 'Giuda' di un Prando
Mi perdonerà l'amico Riccardo Prando (nell'immagine della fotoreporter Silvia D'Ambrosio) se ho titolato così il post. Ma non è colpa mia se ha scelto come titolo della sua raccolta di racconti, edita da Macchione, 'Giuda'. Il libro forse non è ancora nelle librerie ma io l'ho già letto quasi tutto. Riccardo s'è voluto fare un regalo per i suoi primi 50 anni, che compirà il prossimo 12 luglio. Dedica il libro alla moglie Luisa. Sono 25 racconti brevi, 'fra cuore e ragione', come si legge nel sottotitolo. Avremo modo, Riccardo ed io, si scambiare pareri più approfonditi sulla sua narrativa. Per il momento dirò che i racconti sono divisi in due: genere 'nostalgia del vecchio mondo contadino' (alla Guareschi) o, più in generale, nostalgia dei valori passati, e racconti di taglio teologico-esistenziale, diciamo più complessi. A differenza della stragrande maggioranza della narrativa contemporanea, sono racconti più di contenuto che di forma. Non a caso Riccardo cita Emilio De Marchi, che dice: "Chi a libro chiuso si accorge di non aver acquistata nessuna nuova e bella persuasione era meglio per lui che l'autore fosse annegato nell'inchiostro." E Prando, aggiunge, con ironia: "Se non altro, spero per me che l'inchiostro sia finito." Ma dai, Riccardo, hai imparato a nuotare da tempo!
venerdì 15 giugno 2007
51 e sentirli poco poco
Oggi compio 51 anni. Lo scorso anno, compivo 50 anni ma ne sentivo addosso 70, oggi me ne dò 30 o giù di lì. Ed è pure nuvoloso. Questione di periodi. Oggi corro in discesa, ma so bene (proprio perché ho 51 anni) che domani potrebbe tornare la salita. Non mi fascio la testa prima di averle prese, godo l'attimo, ringrazio, vivo alla giornata, sperando che la prossima non sia migliore di questa, ma uguale. Ho scelto una foto che mi ritrae in mezzo ai giovani, al lavoro. Loro sono felici per una vittoria, io gioisco della loro gioia. Vecchio-giovane fra giovani-giovani. Lo sport aiuta, l'ho sempre detto. 'Amicus magis quam ignis et aqua' sentenziana Cicerone. L'amico è più che il fuoco e l'acqua. Se c'è qualche amico che vuol farmi gli auguri, mi regala altre razioni di gioia. carlo.zanzi@tele2.it
mercoledì 13 giugno 2007
Una botta di vita
Nella foto vedete Carla Porta Musa, ieri a Varese, ospite di Silvio Raffo. Ha 105 anni. Sta aspettando l'uscita del suo nuovo romanzo. A parte l'udito un po' in difetto, è lucidissima, con tanta voglia di vivere. Pare abbia dichiarato al Corriere della Sera: "Il buon Dio s'è dimenticato di me. Già che c'è, aspetti ancora un po', mi lasci finire il nuovo romanzo." Incredibile! Storie come questa ti regalano una botta di vita sorprendente. A chi, cinquantenne o giù di lì, si sente finito, in pensione, depresso, l'avventura umana, incredibilmente longeva, della scrittrice comasca Carla Porta Musa, regala tonnellate di speranza e voglia di fare.
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